semeioticastrument


 

 

 

 

AUTOREFRATTOMETRIA

Cosa è l'autorefrattometria

Esame per la misurazione "computerizzata" della vista

L'autorefrattometria è un sistema diagnostico computerizzato usato per determinare l'errore refrattivo di un occhio in maniera oggettiva. Lo strumento che consente tale indagine è l'autorefrattometro.
Consente quindi allo specialista di avere un'idea abbastanza precisa del difetto refrattivo (miopia, ipermetropia, astigmatismo) del paziente. La verifica definitiva si ottiene però solo al tabellone luminoso (ottotipo), in quanto l'autorefrattometro può dare con facilità errori, specialmente in soggetti giovani, che hanno un sistema accomodativo molto sviluppato.

BIOMETRIA

Esame per il calcolo della lunghezza del bulbo oculare


E’ una applicazione dell’ecografia ad ultrasuoni oculare che permette di misurare la lunghezza antero-posteriore dell'occhio, la profondità della camera anteriore (soprattutto nel glaucoma), lo spessore del cristallino o di eventuali neoformazioni all'interno dell'occhio.

L'applicazione principale si ha nella chirurgia della cataratta per misurare il potere della lente intraoculare (IOL) da impiantare durante l'intervento al posto del cristallino catarattoso da asportare.

Per calcolare il potere della lente intraoculare si misura prima il potere ottico della cornea con un oftalmometro (cheratometria) e con un biometro ad ultrasuoni si misura la lunghezza assiale del bulbo oculare dopo aver anestetizzato la cornea con un collirio.

Il software presente all'interno del biometro grazie ad opportune formule ed equazioni matematiche che possono venir scelte anche di volta in volta dall'operatore permette di calcolare con una buona approssimazione il potere del cristallino artificiale da impiantare durante un intervento di cataratta o, nel caso di miopie molto elevate, il potere delle lenti intraoculari per occhi fachici, ecc.

BIOMICROSCOPIA

Cosa è la biomicroscopia

Sinonimo di lampada a fessura

La biomicroscopia è la tecnica di esame in vivo dei tessuti oculari per mezzo di una lampada a fessura. Questa è uno strumento progettato per un’osservazione dettagliata dei tessuti oculari comprendente un sistema ingrandente. Il biomicroscopio si differenzia dagli altri microscopi per l’elevata distanza di osservazione dall’oggetto. Ciò limita l’ingrandimento massimo raggiungibile a ca. 40x. Per ingrandimenti maggiori è necessario un sistema ottico aggiuntivo che si avvicina maggiormente all’occhio.
Anche il sistema di illuminazione è particolare. Deve dare una “lama” di luce estremamente sottile e dai margini nitidi. Qualità essenziali per osservare mezzi trasparenti come quelli ottici o le lenti a contatto.
Di solito, sul medesimo tavolo scorrevole, l'oculista ha a disposizione un cheratometro di Javal che consente di avere utili informazioni sulla curvatura corneale.

OFTALMOSCOPIA

 

 

Fondo dell'occhio od oftalmoscopia Cos'è
E' un esame per osservare il fondo dell'occhio, cioè la retina e l'origine del nervo ottico. Permette anche di controllare i vasi della retina, il loro aspetto e la loro morfologia, che possono essere modificati da varie affezioni generiche.

Questa indagine viene effettuata sistematicamente in occasione di un esame oftalmico completo.

Aspetti tecnici
L'oftalmologo ha a disposizione diverse tecniche. Quando desidera esaminare solo il nervo ottico, per esempio dopo un trauma cranico, osserva il fondo dell'occhio senza instillarvi alcun prodotto.

Quando è necessario un esame più completo, in particolare per uno studio della retina, deve invece dilatare la pupilla.

Come si fa
Il medico comincia con l'instillare una goccia di collirio in ciascun occhio, in due o tre riprese, a intervalli di cinque minuti. Bisogna aspettare dai 15 ai 20 minuti circa prima che faccia effetto. Fintanto che la dilatazione perdura, il paziente prova una sensazione di annebbiamento visivo che gli impedisce di leggere.

Il fondo dell'occhio può allora essere esaminato in modi diversi: con l'oftalmoscopia diretta, con l'oftalmoscopia indiretta e con la biomicroscopia (o esame con la lampada a fessura).

- Per l'oftalmoscopia diretta il medico utilizza un piccolo strumento cilindrico che tiene in mano e alla cui estremità si trova una lampadina che indirizza nell'occhio uno stretto fascio luminoso. Chiede al paziente di guardare lontano e dirige la luce attraverso la pupilla; può così vedere l'origine del nervo ottico ed esaminare la retina quadrante per quadrante. Questo esame non fornisce informazioni molto complete, ma presenta il vantaggio di essere rapido;


- per l'oftalmoscopia indiretta, il medico si mette in testa un casco che indirizza un fascio luminoso sulla retina del paziente, poi interpone tra il fascio e l'occhio una lente fortemente convergente. Esamina allora il fondo dell'occhio in visione binoculare, in modo da apprezzare la profondità. L'esame dura circa tre minuti per occhio;


- per la biomicroscopia, il medico fa sedere il paziente davanti allo strumento, col mento e la testa appoggiati su appositi sostegni. Tra il fascio luminoso e l'occhio frappone una lente fortemente convergente. Può anche posare direttamente sulla cornea, dopo aver instillato una o due gocce di collirio anestetico, un vetro di contatto che fa ruotare delicatamente per esaminare tutti i quadranti della retina. L'esame dura circa tre minuti per occhio.


Effetti fastidiosi
L'intensità del fascio luminoso lascia, subito dopo l'oftalmoscopia, un forte abbagliamento, con visioni colorate, che dura solo uno o due minuti e il paziente non deve preoccuparsi.

Invece, l'annebbiamento visivo dovuto alla dilatazione della pupilla dura per qualche ora. è quindi consigliabile che il paziente non guidi per tornare a casa.

Se il tempo è sereno, gli occhiali da sole evitano la sensazione sgradevole dell'accecamento luminoso.

Cosa si deve sapere
Ci sono alcune controindicazioni alla dilatazione della pupilla, come un precedente glaucoma acuto, su cui il medico indaga sistematicamente prima di instillare il collirio.

Si possono conoscere subito i risultati dell'esame.
 
nella foto esame biomicroscopico alla lampada a fessura
L’oftalmoscopia binoculare indiretta è una tecnica che permette di esplorare il 100% della superficie retinica e di identificare le aree che necessitano di una valutazione più approfondita.
Utilizzando l’oftalmoscopio diretto l’immagine appare diritta ed ingrandita, fatto comodo per l’osservatore, però il campo osservabile è ridotto rispetto a quello ottenuto con la tecnica precedente e la periferia della retina è mal esplorabile.

nella foto esame con l'oftalmoscopio diretto







 

 

CHERATOMETRIA

Cosa è la cheratometria

Misurazione della curvatura corneale per valutare l'astigmatismo

La cheratometria è la tecnica che consente la misurazione della curvatura corneale. Viene effettuata di solito impiegando il cheratometro (oftalmometro) di Javal.
La cheratometria consente di ottenere utili informazioni per quantificare l'astigmatismo e per consentire di conseguenza un'accurata misurazione dell'acuità visiva del paziente. E' inoltre una tecnica fondamentale per la diagnosi precoce di cheratocono e nelle procedure che precedono l'intervento di cataratta.

 

 

 ECOGRAFIA OCULARE

Cosa è la ecografia oculare

Studio in profondità del bulbo oculare

Si effettua con una speciale sonda collegata ad un ecografo e consente lo studio ultrasonografico delle strutture interne del bulbo oculare e dell’orbita.
E’ indispensabile in quelle patologie del bulbo nelle quali, a causa di opacità delle strutture anteriori (cornea, cristallino) non è possibile vedere le strutture oculari più interne come la retina od il corpo vitreo. E’ inoltre di grande aiuto nello studio delle patologie che coinvolgono le strutture orbitarie.Esistono diverse tecniche ecografiche (A-Scan, B-Scan, UBM).

UBM

            

 

Fig. 1: Il biomicroscopio ad ultrasuoni (UBM), che si avvale di una tecnica ultrasonica ad alta risoluzione, ha dimensioni un poco più grandi rispetto ad un ecografo B scan di tipo convenzionale ma può certamente essere usato anche in una stanza d'esame di piccole dimensioni.

Fig. 1: Il biomicroscopio ad ultrasuoni (UBM), che si avvale di una tecnica ultrasonica ad alta risoluzione, ha dimensioni un poco più grandi rispetto ad un ecografo B scan di tipo convenzionale ma può certamente essere usato anche in una stanza d'esame di piccole dimensioni.

Fig. 2: L'esame viene condotto dal paziente in posizione supina, dopo instillazione oculare di un anestetico locale. La scansione viene effettuata tenendo il braccio mobile dello strumento sopra la coppetta oculare, con il traduttore ultrasonico che oscilla all'interno della soluzione di metilcellulosa.

Fig. 2: L'esame viene condotto dal paziente in posizione supina, dopo instillazione oculare di un anestetico locale. La scansione viene effettuata tenendo il braccio mobile dello strumento sopra la coppetta oculare, con il traduttore ultrasonico che oscilla all'interno della soluzione di metilcellulosa.

 

 

 

L’UBM  è uno strumento ecografico in grado di associare un sistema ad alta frequenza per la diagnosi del segmento anteriore a un sistema B-Scan per la diagnosi del segmento posteriore.

Grazie alla sua altissima risoluzione la UBM fornisce un accertamento comparabile ad un esame istologico in vivo ed è particolarmente adatto alla diagnosi del segmento anteriore.

Consente lo studio di tutte quelle patologie difficilmente diagnosticabili tramite metodi clinici tradizionali, tra le quali: patologie neoplasiche del segmento anteriore, alterazioni anatomiche a carico della camera anteriore sia congenite che acquisite.

 

 

La biomicroscopia ad ultrasuoni (UBM) è una tecnica ultrasonica ad alta risoluzione sviluppata da Pavlin, Sherar e Foster a Toronto alla fine degli anni '80. I primi studi in vitro della tecnica furono condotti al Princess Margaret Hospital di Toronto. Nel 1993, l'Humphrey Instruments (Carl Zeiss Inc., San Leandro CA.) sviluppò un biomicroscopio ad ultrasuoni disponibile commercialmente ed il nostro gruppo fu incaricato di utilizzare uno dei primi prototipi.

 

L'UBM ha dimensioni un poco più grandi rispetto ad un ecografo B scan di tipo convenzionale ma può certamente essere usato anche in una stanza d'esame di piccole dimensioni (Fig. 1).

 

Esso opera scansioni con frequenza di 50 Mhz, che consente una risoluzione fino a 20 micron. Questo si avvicina alla risoluzione di un microscopio ottico a basso ingrandimento e consente la visualizzazione di strutture piccole quanto le fibre zonulari del cristallino e le cellule presenti in camera anteriore. Il pedaggio da pagare per questo incremento di risoluzione è una diminuita penetrazione, che è limitata a 5 mm. A scopi pratici questo riduce la possibilità di avere immagini alle sole strutture del segmento anteriore. In futuro, tecniche più innovative potrebbero consentire di ottenere immagini anche a maggiore profondità.

 

L'esame viene condotto dal paziente in posizione supina, dopo instillazione oculare di un anestetico locale. La fessura palpebrale deve essere ampia a sufficienza per consentire l'applicazione di una coppetta oculare, che viene usata per ottenere un piccolo bagno d'acqua. Di solito, si usa una soluzione di metilcellulosa all'1-2%. La coppetta oculare può provocare qualche fastidio, creando limitazioni all'impiego di questa tecnica nei bambini e in qualche adulto. La scansione viene effettuata tenendo il braccio mobile dello strumento sopra la coppetta oculare, con il traduttore ultrasonico che oscilla all'interno della soluzione di metilcellulosa  (Fig. 2). Il software implementato nello strumento è progettato per bloccare il procedimento se il trasduttore si avvicina troppo alla cornea; ciò impedisce eventuali abrasioni corneali. La scansione viene solitamente effettuata con sezioni radiali, ma possono essere effettuate anche scansioni ad andamento trasversale. La curva d'apprendimento è indubbiamente più lunga rispetto ad un ecografo oculare convenzionale e l'orientamento delle scansioni è un genere piuttosto diverso rispetto ad un ecografo B scan. Il modo migliore per acquisire familiarità con questa tecnica è quello di effettuare un periodo d'apprendimento con un esaminatore esperto.

 

La biomicroscopia ad ultrasuoni consente una visualizzazione ad alta risoluzione del segmento anteriore. Pertanto l'esame è di solito condotto su strutture del segmento anteriore che non possono essere visualizzate in altro modo. Ciò può accadere in caso di cornee opache soprattutto prima di una cheratoplastica perforante, quando lo stato del segmento anteriore non è noto. In taluni casi di glaucoma è molto utile una scansione dell'angolo camerulare.
Tradizionalmente si sa che la porzione oculare subito dietro la radice dell'iride è una struttura dell'occhio molto difficile da visualizzare. La nostra esperienza ha dimostrato che l'UBM è una tecnica particolarmente indicata nel determinare la posizione delle anse di una IOL. I tumori dell'iride e del corpo ciliare possono essere visualizzati e delimitati talmente bene da poter essere misurati usando i calibri dello strumento. Si può porre una diagnosi precisa ed inequivocabile in caso di cisti iridociliare, consentendo così di tranquillizzare il paziente, come si possono visualizzare i tumori adiacenti al corpo ciliare e controllarne l'estensione verso l'avanti. La biomicroscopia ad ultrasuoni è anche utilizzabile per verificare alterazioni della porzione anteriore della sclera.

 

La biomicroscopia ad ultrasuoni è una tecnica utilissima per lo studio di taluni condizioni del segmento anteriore dell'occhio. Comprendere i principi basilari della tecnica e conoscere le sue indicazioni cliniche è di notevole utilità per l'oculista pratico che potrebbe trovarsi nelle condizioni di richiedere un esame UBM per i pazienti

 

 

                                                                                         

 


 TONOMETRI

1) Tonometro a soffio (non a contatto)


È uno strumento utilizzato per misurare la pressione intraoculare, ma non richiede alcun contatto con la superficie oculare che si trova in corrispondenza dell'iride (cornea). È composto da una base, dalla quale viene estratto una sorta di puntatore che viene avvicinato all’occhio del paziente, che deve mantenere lo sguardo fisso e gli occhi ben aperti. Quindi dal puntatore viene prodotto un getto d’aria verso l’occhio: quando la cornea viene leggermente schiacciata da questo getto, un raggio di luce è riflesso dalla cornea stessa per poi essere captato da una fotocellula (presente sul puntatore stesso). Il tempo necessario ad ‘applanare’ la cornea, in funzione della forza del getto d’aria, fornisce i valori della pressione intraoculare, che vengono poi mostrati su uno schermo digitale (posto sul puntatore). In genere per ottenere valori più precisi vengono effettuate diverse misurazioni, data la possibile variabilità tra una misurazione e l’altra. Il grande vantaggio di questa tecnica è che – non essendoci un contatto con la cornea – lo strumento può essere usato senza anestesia topica e senza il rischio di trasmettere infezioni oculari: è per questo che risulta di grande utilità per lo screening di massa della pressione intraoculare.

2) Tonometro ad applanazione di Goldmann (a contatto):

È lo strumento più diffuso e più preciso: si compone di un corpo contenente all’interno dei meccanismi simili a quelli di un bilancino. La porzione superiore è invece costituita da una sottile staffa metallica alla cui estremità viene posizionato un cono semitrasparente. Questo cono viene portato dall’oculista a contatto con l’occhio e, in base alla resistenza opposta dalla superficie oculare, si ottiene il valore della pressione intraoculare. Per eseguire questa misurazione è necessario che il paziente sia seduto e posizionato con la faccia alla lampada a fessura, con la fronte ben premuta contro il poggia-fronte e con lo sguardo diretto di fronte a sé. A questo punto va instillata una goccia di anestetico topico nel fornice inferiore; l’occhio deve essere colorato con un liquido giallo (fluoresceina) e il paziente deve ammiccare per diffondere la colorazione. Quindi il cono viene illuminato con luce blu e viene portato avanti fino a toccare l’apice della cornea; l’oculista, ruotando una scala graduata, rileva la pressione intraoculare. Questa tecnica viene applicata, dunque, toccando la superficie oculare; per questo motivo deve essere eseguita soltanto da medici oculisti. È importante che prima di ogni misurazione il cono luminoso venga disinfettato o, se si tratta del monouso, che venga sostituito. Il paziente deve rimanere fisso con lo sguardo e limitare il più possibile il movimento di chiusura delle palpebre per evitare errori nella misurazione. Esistono anche altri strumenti per misurare la pressione intraoculare che sono meno diffusi, utilizzati in particolari condizioni o per finalità di studio scientifico (Tonometro di Schiotz, Tono-Pen, Pneumotonometro, Tonometro Pascal, Tonometro di Mackay-Marg) E LO
ICARE

 

 SENSO CROMATICO

http://drsiravoduilio.beepworld.it/anatomofisiologia.htm

Tavole di Ishihara

 

 

 

Test City University

 Tavole di Ishihara

Consta di una tavola di prova visibile da tutti i soggetti (fig. sotto il titolo) e da una serie di tavole (38 nella versione completa),cosiddette“pseudoisocromatiche”,ognuna delle quali presenta una matrice di punti disposti in modo da delineare un numero o un percorso che il soggetto esaminato deve identificare. Gli individui con deficit del senso cromatico riusciranno a interpretare solo alcune delle tavole, e a seconda degli errori commessi, sarà possibile risalire al tipo (protano/deuterano)

e alla profondità del difetto.

Dal punto di vista medico-legale è il test più selettivo, e il suo superamento

rende superfluo il test delle lane (v. oltre).

 

 

 

 

VALUTAZIONE DEL SENSO CROMATICO
Test riconoscimento dei colori


 
 
Figura 8
Visualizza a pieno schermoIndietroPauseAvanti
 
METODI D'INDAGINE DEL SENSO CROMATICO

Nei soggetti normali la percezione cromatica varia a seconda della composizione spettrale della luce incidente e della sua intensità luminosa. Riducendo la luminanza dal regime fotopico a quello mesopico, l'individuo da tricromate diviene dicromate ed abbassandola ulteriormente diviene monocromate. Da quanto detto risulta l'importanza di una illuminazione standardizzata o molto simile a quella per cui il test cromatico è stato realizzato.

1) TEST DI DENOMINAZIONE
Si basano sull'esatto riconoscimento e denominazione di oggetti colorati (matassine, palline ecc.) o di luci che possono essere monocromatiche o miscugli di radiazioni.

2) TEST DI SOGLIA
Portano alla conoscenza dell'intervallo fotocromatico cioè della differenza tra i valori della soglia acromatica e quella cromatica; nel primo caso lo stimolo è apprezzato in quanto luce e non in quanto colore.

3) TEST PSEUDOISOCROMATICI
Si tratta di atlanti costituiti da una serie di tavole che tengono conto del principio dell'unificazione formale che si basa sulla somiglianza cromatica. I dischetti colorati intercalati in uno sfondo composto da dischetti, però di colore diverso, sono riuniti dal soggetto in esame in una struttura unitaria in modo da formare: cifre, lettere, serpentine, figure geometriche. I colori usati per il disegno e lo sfondo sono coppie, situate nel diagramma cromatico sulla stessa direzione di confusione propria ad ogni anomalia. In teoria il soggetto normale dovrebbe denominare ogni punto del diagramma con un colore diverso; in realtà esiste una certa tolleranza, rappresentata dalle elissi di MAC ADAMS. Ai soggetti dicromati appaiono invece equivalenti tutte le combinazioni situate su certe rette di confusione.
La maggior parte delle tavole, come ad esempio le TAVOLE DI ISHIHARA (vedi appendice), viene usata per il riconoscimento dei soggetti deutan e protan che hanno visione difettosa rispettivamente per il verde ed il rosso. Per il riconoscimento dei soggetti difettosi per il blu (tritan) ed il giallo (tetartan), si utilizzano altre tavole.

4) TEST DI EGUAGLIANZA
Si eseguono con apparecchi che utilizzano colori spettrali. L'anomaloscopio di Nagel tipo I permette di stabilire la diagnosi di tutte le discromatopsie di asse rosso-verde. L'anomaloscopio di Nagel tipo II permette di evidenziare discromatopsie di asse giallo-blu.

5) TEST DI CLASSIFICAZIONE
TEST DI FARNSWORTH 15 HUE.
Questo test ha un procedimento di esecuzione molto rapido (4 minuti) e semplice. Una volta che il paziente abbia ordinato le 15 pastiglie colorate (disposte a casaccio dall'esaminatore), la scatola viene chiusa e capovolta; i numeri stampati sul retro delle pastiglie verranno segnati ed uniti in successione, nell'ordine in cui appaiono disposte, nel grafico apposito. I numeri del grafico corrispondono alle capsule colorate e la loro successione evidenzia subito eventuali assi di confusione. Può essere utilizzato per bambini sin dall'età di 4 anni, negli analfabeti ed in soggetti con acuità visiva molto ridotta. Questo test è particolarmente indicato per la diagnosi dei dicromati e delle deficienze acquisite del senso cromatico gravi; risulta invece poco sensibile nei tricromatismi anomali e nelle forme leggere di discromatopsie acquisite (questa carenza pare legata al grado relativamente elevato di saturazione delle sue pastiglie colorate). Nelle discromatopsie acquisite l'interpretazione del grafico non è agevole perché gli assi di confusione non sempre coincidono con quelli classici (manca un discromatismo netto). Il discromatopsico ordina i colori sulla base dei propri assi di confusione (ad un determinato colore ne assocerà un altro che sarà esattamente individuato dall'asse di confusione, corrispondente alla turba cromatica). La ripetizione del test evidenzia lo stesso tipo degli errori e lo stesso asse principale di confusione.

 

TEST DI FARNSWORTH 100 HUE.
Tale test è costituito da 85 pastiglie colorate, numerate sulla faccia posteriore da 1 a 85, contenute in 4 scatole (1° scatola: 85-21; 2° scatola: 22-43; 3° scatola: 43-63; 4° scatola: 64-84). I risultati della determinazione dovranno riportarsi su un grafico apposito, dopo aver calcolato la distanza esistente fra i colori contigui e quello in esame. Questo test richiede una buona collaborazione del soggetto in esame ed il tempo necessario è di circa 20 minuti per occhio. Di solito pochi soggetti realizzano una classificazione perfetta ed ancora la qualità delle risposte varia con l'età: una migliore discriminazione cromatica si verifica verso i 25 anni. Nei soggetti di giovane età i limiti di errore devono essere considerati più ampi, onde evitare diagnosi affrettate di difetti in realtà inesistenti; il tempo di esecuzione assume un significato diverso che nell'adulto in quanto si possono esaminare bambini che procedono lentamente, ma sono attenti ed altri che procedono rapidamente ma sono superficiali. Un eventuale tracciato a spirale è un reperto privo di significato patologico: riscontrato nei bambini segnala il diminuire dell'attenzione con il procedere dell'esame. Il test dà risultati poco precisi nei soggetti con acuità visiva inferiore ai 5/10 o quando l'illuminazione retinica diviene inferiore a certi livelli (miosi, sclerosi del cristallino). Il test di Farnsworth 100 hue ha degli intervalli cromatici tra l'una e l'altra pastiglia di circa 5.3 volte più stretti rispetto al 15hue. Piccolissime differenze di saturazione tra una pastiglia e l'altra permettono di evidenziare più facilmente le turbe di soglia differenziale cromatica. Ogni numero del cerchio interno del grafico simbolizza un colore spettrale di appropriata lunghezza d'onda (il cui valore è segnato nel cerchio esterno). Lo spettro dei colori rappresentati dalle pastiglie è compreso tra i 633 nm e i 445 nm più un'ampia sezione dedicata ai porpora. Se si tiene presente che la capacità di riconoscere colori di lunghezza d'onda molto vicina ha dei massimi e dei minimi, il riordinamento avrà delle zone di quasi perfezione e delle zone di massima anarchia con massimi più o meno evidenti situati alle estremità di un asse perpendicolare all'asse neutro (le soglie differenziali cromatiche di un soggetto dicromate sono minime a livello dei punti neutri e massime a metà cammino tra questi). A seconda della distribuzione grafica degli errori si distinguono tre tipi di difetti cromatici congeniti: DEUTAN (massimo di errori attorno al campione 15 e 58, cioè nella regione giallo/rosso-giallo e blu-porpora/blu), PROTAN (massimo di errori attorno ai campioni 18 e 65, cioè nella regione giallo-verde/giallo e blu/porpora-porpora), TRITAN (massimo di errori lungo l'asse di confusione 1-43, cioè nella regione rosso e blu/giallo). Da ciò ne consegue come il 100 hue evidenzia errori di classificazione per delle tonalità scelte a distanza dagli assi di confusione, mentre il 15 hue per delle tonalità situate sugli stessi assi di confusione. L'aspetto quantitativo del difetto è determinato dalla superficie, eccentricità e dal valore degli errori. Nel caso di discromatopsia acquisita di asse rosso/verde, nello stadio tricromatico il tracciato può essere simile a quello protan o deutan o intermedio al deutan e tritan oppure al protan e deutan; nello stadio dicromatico può essere simile al deutan spesso con un numero elevato di errori poco importanti nelle altre regioni oppure anarchico (a stella senza asse apparente). Nel caso di discromatopsie di asse giallo/blu stadio dicromatico il tracciato può presentarsi simile a quello tritan o spostato verso destra. L?asse tetartan è più difficile da identificare e separare da una discromatopsia di asse blu/giallo, gli errori sono massimi attorno ai campioni 78-83. Una pseudo-discromatopsia di asse giallo/blu tra i soggetti anziani è da attribuirsi all'assorbimento prerecettoriale di queste radiazioni, conseguente alla senescenza del cristallino. Il test di Farnsworth 100 hue assume quindi per la sua sensibilità una rilevante importanza nella ricerca analitica del senso cromatico poiché permette di riconoscere l'innalzamento della soglia differenziale cromatica (low discrimination), nonché quasi sempre l?asse reale dell?alterazione cromatica e la quantità del deficit.




FLUORANGIOGRAFIA RETINICA

 

 

 

 

 

Cosa è la fluoroangiografia

Studio della circolazione retinica

Si tratta di una angiografia praticata allo scopo di studiare le modalità con la quale avviene la circolazione nei vasi coroideali e retinici. Viene effettuata con l’ausilio di un fluorangiografo, speciale apparecchiatura fotografica provvista di opportuni filtri, che sono in grado, da una parte di provocare la fluorescenza di un colorante (la fluorescina) che, iniettato per via endovenosa, raggiunge i vasi sanguigni delle strutture oculari, dall’altra di raccoglierne le immagini.
 

E' di fondamentale importanza nello studio di patologie vascolari, quali le retinopatie ipertensiva e diabetica, le trombosi, le ischemie ed i processi infiammatori che coinvolgono la retina o le strutture sottostanti.
Attualmente è possibile effettuare uno studio avvalendosi di un colorante, il Verde Indocianina, che consente lo studio di strutture più profonde e, dunque, più nascoste.

Come si esegue
La fluoroangiografia si esegue iniettando in una vena del braccio un colorante, la fluoresceina, che dopo pochi secondi raggiunge la circolazione retinica e coroideale. Si esegue una serie di fotografie del fondo oculare così colorato e se ne studiano le anomalie. L’esame dura circa dieci minuti durante i quali si raccomanda al paziente la massima collaborazione nonostante l’abbagliamento dovuto al flash.

L’iniezione in circolo di una sostanza colorante e la sua eliminazione per via renale rendono conto degli esami preliminari richiesti.

La lieve colorazione giallastra assunta dalla cute e dalle urine dopo l’esame è da ritenersi normale e si risolve solitamente entro 24/48 ore.


Consigli pratici
- digiuno da almeno 3 o 4 ore
- comunicare al medico eventuali allergie
- comunicare eventuale reazioni ai colliri midriatici
- comunicare eventuali malattie siero-trasmissibili (epatiti virali etc.)
- dopo l’esame evitare la guida di autoveicoli (possibilmente farsi accompagnare)

HRT

Cosa è l'HRT

Una specie di "Tac" della papilla ottica

Il Tomografo Retinico Laser Heidelberg HRT-II viene utilizzato:
- per misurare lo spessore dello strato delle fibre nervose del nervo ottico;
- per misurare lo spessore retinico in regione maculare.
Numerosi studi hanno dimostrato l'efficacia di tale esame per la diagnosi precoce di glaucoma e per il suo monitoraggio. L'esame risulta piu`sensibile dell'esame del campo visivo nell'individuare danni precoci del nervo ottico.
Per le maculopatie (degenerazione maculare senile o retinopatia diabetica) fornisce informazioni complementari all'esame angiografico nel determinare la sede ed il grado di edema retinico (pre-post- terapia laser ) o di atrofia maculare.
L'esame non richiede la dilatazione della pupilla e non è invasivo. La risoluzione è particolarmente elevata (10 micron).
L’Hriflesso) con una lunghezza d’onda di 670 nm, consente di acquisire tre serie di immagini della testa del nervo ottico e di ottenere un’unica immagine tridimensionale finale.
Al termine dell’esame il software fornisce informazioni su una serie di parametri utili all’esaminatore per poter valutare lo stato iniziale o quantificare la progressione del danno glaucomatoso.

OCT

 

Cosa è l'OCT

Una specie di "Tac" della macula

La tomografia ottica a radiazione coerente (OCT) è un nuovo esame, non invasivo che utilizza un fascio laser per fotografare la retina. L'OCT altro non è che una TAC della retina senza l'utilizzo di radiazioni ma di una sorgente laser che esegue delle scansioni della retina. Il risultato è la rappresentazione di una o più sezioni della retina. In questo modo è possibile valutare nei dettagli il profilo della retina mentre l'angiografia valuta la retina solo sul piano frontale.

L'OCT è particolarmente utile in tutta una serie di patologie degenerative della retina in particolare per individuare nei dettagli la presenza di una membrana epiretinica o di un foro maculare. L'OCT da importanti informazioni anche per un migliore inquadramento delle degenerazione maculare legata all'età e dell'edema maculare, particolarmente quello che insorge a seguito del diabete.

 

 

OCT del segmento anteriore

L'OCT del segmento anteriore è un esame che permette di ispezionare tramite immagini ad alta definizione la porzione anteriore del globo oculare, che comprende:

  • Cornea
  • Iride
  • Angolo camerulare
  • Cristallino

L'OCT del segmento anteriore è paragonabile ad un'ecografia ad alta risoluzione ed è fondamentale nello studio dell'anatomia e della funzionalità delle strutture esaminate, in casi quali:

  • Glaucoma ad angolo chiuso
  • Degenerazione corneale
  • Cheratocono
  • Neoformazione del segmento anteriore
  • Cataratta
  • Malattie infiammatorie

 

 

ABERROMETRIA

 

 L'aberrometria è una tecnica diagnostica recente che consente uno studio oggettivo della qualità visiva valutando la presenza e l'entità delle aberrazioni oculari.
Non è raro infatti incontrare pazienti che, pur avendo un'acuità visiva ottimale (10/10), si lamentano per la loro qualità della visione. E spesso il problema dipende proprio dalla presenza di aberrazioni del sistema ottico oculare che impediscono che sulla retina si formi un'immagine di "qualità" eccellente.
Le aberrazioni ottiche vengono studiate con i cosidetti "aberrometri". In molti casi lo studio si limita alle aberrazioni anteriori, per cui è sufficiente un topografo corneale (ad esempio CSO) dotato dell'apposito software. In altri casi vengono impiegati aberrometri che sono in grado di valutare le aberrazioni oculari totali (e non solo quelle corneali): si tratta di strumenti più complessi e costosi, che forniscono comunque utilissime informazioni. Fra questi l'Orbscan ed altri sistemi che si interfacciano ai laser ad eccimeri

Un'applicazione dei dati ottenuti con l'aberrometria viene talora impiegata in chirurgia refrattiva. Lo scopo è quello di "personalizzare" il trattamento con laser ad eccimeri con lo scopo di migliorare.

 

 

 

Mappa della cornea ottenuta con aberrometro: la colorazione varia a seconda del grado di diffusione della luceAberrometria 
 
Cos'è?
È un esame diagnostico che consente di valutare oggettivamente la qualità della vista e di studiare la presenza di aberrazioni oculari.
 
Cosa sono le aberrazioni oculari?
Sono imperfezioni che, nel percorso ottico dei fotoni* che provengono dall’esterno dell’occhio, producono una distorsione e un’errata messa a fuoco delle immagini sulla retina. Possono essere provocate da ogni irregolarità o alterata trasparenza della superficie anteriore o posteriore della cornea, del cristallino, dell’umor acqueo**, del corpo vitreo o del piano retinico. Anche difetti refrattivi (IPERMETROPIAASTIGMATISMOMIOPIA) possono causare aberrazioni oculari che si possono sommare alle precedenti.
 
Come si correggono le aberrazioni?
Vengono corrette mediante occhiali, lenti a contatto o grazie a tecniche di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri.

Quando si esegue l’aberrometria?
Quando si riscontra un’alterazione della qualità della visione (persino se si vedono 10/10) causata da un'anomala deviazione o dispersione dei raggi luminosi.Cornea (superficie oculare trasparente a forma di calotta, posta davanti alla iride) Ovviamente, sarà il medico oculista a dover stabilire se l'esame è necessario.
 
Si può sapere dove si verifica l’aberrazione?
No, un limite delle tecniche aberrometriche è proprio l’impossibilità di definire la sede anatomica d’origine senza il supporto di altri strumenti (quali l’OCT e il topografo). Infatti, l’aberrometro fornisce una mappa che permette di valutare la conformazione del fronte d’onda che proviene dall’occhio, ma non di ottenere informazioni sulla struttura oculare che causa le eventuali distorsioni.
 
Quando si può dire se è presente un’aberrazione?
L’aberrazione è assente quando un fascio ideale di raggi luminosi, proveniente da una sorgente luminosa posta all’infinito, è costituito da onde rettilinee e parallele, il cui fronte d’onda (la superficie in fase di avanzamento del fascio) è idealmente piano e perpendicolare alla direzione dei raggi. Quando, invece, sono presenti aberrazioni ottiche la superficie del fronte d’onda presenta delle distorsioni rispetto al piano di riferimento. Chiaramente le linee appariranno distorte in corrispondenza dell’aberrazione.
 
Come si esegue?
L’esame viene normalmente eseguito senza dilatazione della pupilla (miosi). Quando, al contrario, viene effettuato con pupilla dilatata (midriasi pupillare) si possono ottenere informazioni sulle zone paracentrali e periferiche della retina. Inoltre il diametro pupillare, nelle varie condizioni di luminosità, influisce sulle aberrazioni oculari che vengono esaminate. La dilatazione pupillare, infatti,  provoca un minimo – ma comunque significativo – aumento delleMappe ottenute con aberrometria (confronto tra diversi occhi) aberrazioni totali.
 
Quando si esegue?
Le informazioni ottenute con l'aberrometria vengono utilizzate in chirurgia refrattiva (laser a eccimeri) al fine di ottenere un’ottimale acuità visiva (sia quantitativamente che qualitativamente). Tuttavia, a livello sperimentale viene impiegata anche per altri fini. Un'équipe spagnola dell'Università di Granada, ad esempio, ha condotto uno studio che ha inteso dimostrare come l'esame possa essere utilizzato persino per diagnosticare precocemente malattie come la cheratiti e l'AMD. Infatti, riscontrando anomalie nella diffusione della luce si possono individuare tempestivamente alterazioni morfologiche della cornea e della retina.
 
Note:
* onde/particelle da cui è costituita la luce (quanti o ‘pacchetti’ di energia capaci di stimolare la retina).
** È un liquido salino che si trova tra la cornea e il cristallino.

 

Mappa corneale computerizzata (Topografia corneale)

 

 

 

Si tratta di un esame recentemente introdotto nella pratica clinica, che consente di effettuare una fotografia della superficie della cornea (la membrana trasparente anteriore dell’occhio) sulla quale viene proiettata una serie di anelli bianchi e neri concentrici che su di essa si riflettono. Un particolare computer è in grado di elaborare, grazie alla immgine raccolta ed a sofisticati procedimenti matematici di calcolo, una immagine a colori che, i realtà rappresenta la distribuzione della curvatura corneale in ogni singolo punto; altri topografi corneali consentono, grazie ad opportune modifiche, persino uno studio assai complesso della morfologia corneale. Entrambi gli esami sono indispensabili per la diagnosi delle patologie corneali degenerative, quali il cheratocono, e nella preparazione e nel follow-up della chirurgia corneale (in particolare prima e dopo interventi con laser ad eccimeri).

 TOPOGRAFIA SIRIUS

 Grazie all'eccellente combinazione tra una telecamera Scheimpflug rotante e un disco di Placido, il Sirius annovera tra l'altro le seguenti caratteristiche:

  • Analisi completa dell'intera cornea e del segmento anteriore
  • Sistema di acquisizione guidato estremamente veloce
  • Curvatura tangenziale e assiale delle superfici anteriore e posteriore della cornea
  • Potere frontale anteriore, potere frontale posteriore e potere equivalente dell'intera cornea
  • Mappe altimetriche con diverse superfici di riferimento
  • Mappa di spessore corneale e di profondità della camera anteriore
  • Analisi del fronte d'onda corneale e della qualità della visione
  • Modulo per l'applicazione delle lenti a contatto









 


 

 


 
Topografo corneale Eye Top
Strumento integrato ad elevate prestazioni per:

- topografia corneale
- aberrometria corneale
- pupillometria
- simulazione di lenti a contatto da archivio sulla cornea in esame
- progetto di lenti per ortocheratologia su base corneale
- misurazione della superficie posteriore di una lente a contatto

Presentazione

Il Topografo Eye Top di CSO riunisce soluzioni tecnologiche all’ avanguardia nel campo della topografia corneale. Le sue sofisticate caratteristiche tecniche, il suo design compatto ed ergonomico, la sua estrema affidabilità e semplicità d’ uso lo pongono ai vertici della strumentazione per diagnostica, contattologia e chirurgia refrattiva.

Il topografo è disponibile anche in versione portatile (Focus).

Lo strumento, grazie ad un software estremamente completo e di facile utilizzo, che assiste l’ utente durante le fasi più critiche, consente di
- effettuare una completa analisi delle aberrazioni del fronte d’onda corneale con analisi avanzata di Zernike;
- analizzare gli indici kerato-refrattivi della cornea in esame;
- visualizzare un completo sommario di qualità visiva;
- simulare applicazione di lenti a contatto con gestione delle lenti preferite;
- effettuare un link diretto ad un laser ad eccimeri per ablazioni customizzate.

L’integrazione del modulo opzionale di pupillografia dinamica con stimolo binoculare e l’ aggiunta del modulo di acquisizione Eye Image, per la cattura ad alta qualità di immagini e filmati da lampade a fessura, rendono il topografo Eye Top uno strumento unico nel campo della strumentazione oftalmica.





Modulo opzionale di pupillometri

 

Hardware

  • Cono grande (disco di Placido a 24 anelli) posizionato a 92 mm dal vertice corneale in modo da garantire un sistema scarsamente sensibile a decentramenti o a sfuocamenti in acquisizione.
  • Telecamera con sensore CCD 1/3” (area attiva) da 320.000 pixels.
  • Connessione firewire che permette, durante la fase d’acquisizione, la processazione di 25 fotogrammi al secondo. Le immagini elaborate hanno la dimensione di 768 x 576 pixel.

Software

Topografia:

  • Acquisizione effettuata tramite un algoritmo di scelta del miglior fuoco, che identifica nella sequenza quella che si trova alla corretta distanza dal disco.
  • Avanzato sistema di editing degli anelli che permette di modificare la posizione dei bordi in modo da garantire una corretta ricostruzione anche su superfici particolarmente distorte.
  • Mappa di curvatura Assiale.
  • Mappa di curvatura Istantanea, per una raffigurazione puntuale della morfologia della superficie corneale.
  • Mappa di potere Refrattivo, per una rappresentazione del potere di ogni punto della cornea.
  • Mappa di altimetrie con riferimento
    1. Sferico fisso di best fit
    2. Sferico impostabile con calcolo automatico del raggio di best-fit su di un diametro impostabile
    3. Asferico impostabile con calcolo automatico del raggio apicale e della asfericità di best-fit su di un diametro impostabile
    4. Asfero-torico impostabile con calcolo automatico del raggio apicale, della asfericità e della toricità di best-fit su di un diametro impostabile
    5. Cornea media
    6. Altra mappa altimetrica precedentemente calcolata
  • Un sommario che presenta contemporaneamente tutte le informazioni calcolate per l’esame visualizzato.
  • Possibilità di impostare la scala Assoluta, Normalizzata ed Aggiustabile per una visualizzazione generale o dettagliata di ogni mappa.
  • Possibilità di impostare millimetri o diottrie per le misurazioni di curvatura o di esprimere l’eccentricità in p, e, Q o SF
  • Decomposizione in polinomi di Zernike delle altimetrie corneali riferita al vertice della superficie.
  • Strumenti per il controllo del follow-up quali:
    1. Mappe differenziali a 2 o a 3 elementi per le curvature istantanee le curvature assiali ed i poteri refrattivi
    2. Confronto fino a 4 mappe differenti per le curvature istantanee, le curvature assiali ed i poteri refrattivi
  • Una vasta serie di descrittori sintetici delle proprietà della cornea quali
    1. Sim-K per simulare la misura di un oftalmoscopio a mire fisse
    2. Meridiani a maggior cilindro corneale nelle zone a 3 mm,5 mm e 7 mm
    3. Emimeridiani più piatti e più curvi nelle zone a 3 mm,5 mm e 7 mm
    4. Decentramento pupillare, raggio pupillare e dimensione del diametro corneale
    5. Indici di asfericità corneale a 8 mm, a 4.5 mm
    6. Indici cheratorefrattivi calcolati in area pupillare per una valutazione della qualità visiva del paziente
    7. Indice di screening del cheratocono per una diagnosi preventiva di tale patologia
    8. Gradi periferici.
  • Analisi del fronte d’onda corneale comprendente
  • Sommario di fronte d’onda corneale a pupilla impostabile comprendente mappe delle più comuni aberrazioni
  • Una sezione di analisi del fronte d’onda corneale
  • Un sommario di qualità visiva con informazioni sulla PSF, lo Spot Diagram e l’MTF per il fronte d’onda esaminato

Lenti a contatto:

  • Calcolo e simulazione di lenti a contatto rigide con una vasta gamma di geometrie possibili
  • Modulo di autofit per la ricerca della migliore lente a contatto sulla base delle altimetrie della cornea, su di un database di circa 500.000 lenti.
  • Possibilità di customizzare una lente sulla cornea inserendone i parametri descrittivi e di simularla posizionandola in diverse locazioni o tiltarla per simulare l’effetto dell’ammiccamento.
  • Rappresentazione grafica del profilo lacrimale su ogni meridiano
  • Esportazione per alcuni moduli software per la progettazione di lenti
  • Progettazione di lenti da ortocheratologia, sulla base dell’ altimetria misurata della cornea
  • Possibilità di eseguire la topografia della superficie posteriore di una lente a contatto

Pupillometria:

  • Un modulo di pupillometria opzionale completamente integrato con la topografia che permette di:
    1. Eseguire la misurazione della pupillometria in condizione di luce scotopica (0.4 lux) al fine di valutare la massima estensione della pupilla e la dimensione della zona ottica da impostare in un trattamento.
    2. Eseguire la misurazione della pupillometria in condizione di luce mesopica (4 lux).
    3. Eseguire la misurazione della pupillometria in condizione di luce fotopica (50 lux).
    4. Eseguire la misurazione della pupillometria dinamica, partendo da oltre 400 lux e spegnendo la sorgente luminosa al fine di lasciar dilatare la pupilla fino alla sua massima estensione.
    5. Valutare il decentramento pupillare rispetto al vertice corneale per ognuna delle condizioni sopra descritte e la deriva del centro pupillare durante la dilatazione
    6. Applicare le misure precedentemente enumerate al calcolo del fronte d’onda corneale e visualizzare la pupilla in diverse condizioni sulla mappa topografica.

Il software consente inoltre:

  • Import ed export di pazienti per lo scambio di casi
  • Esportazioni di dati topograficiai fini di impostare un trattamento laser o di guidare un tornio a controllo numerico nella creazione di una lente customizzata.
  • Possibilità di memorizzare immagini o filmati da lampada a fessura e di elaborarle tramite filtraggi che ne evidenzino caratteristiche o dettagli o di misurare distanze angoli o aree sull’immagine.

Punti di forza

Riportiamo alcuni punti di forza del Teopografo/Pupillografo CSO che lorendono altamente competitivo contro modelli concorrenti:

  • Disco di Placido grande a 24 anelli
  • Un sommario di qualità visiva con informazioni sulla PSF, lo Spot Diagram e l’MTF per il fronte d’onda esaminato
  • Modulo di pupillometria a LED infrarossi con stimolo binoculare per l’esame della dinamica pupillare (condizioni luminose fotopica, mesopica, scotopica, dinamica) e integrazione dei dati con le mappe topografiche
  • Indici cheratorefrattivi calcolati in area pupillare per una valutazione della qualità visiva del paziente
  • Software Eye Image per acquisizione di immagini e filmati ad alta qualità da lampada a fessura (opzionale).
  • Modulo per progettazione lenti per ortocheratologia su base corneale.

PACHIMETRIA
 
 
 
 
 
 
 
 

Si tratta della misurazione, con varie modalità, dello spessore della cornea ovvero del tessuto trasparente anteriore dell’occhio. E’ di fondamentale importanza nella preparazione alla chirurgia refrattiva, in particolare alla PRK e alla LASIK.

La misurazione viene effettuato tramite uno strumento, che di solito funziona tramite ultrasuoni, chiamato pachimetro. La pachimetria può essere a contatto (richiede un collirio anestetico) o non a contatto.

 

 

 

 

 

 

Ci sono sofisticate apparecchiature che possono, con un singolo esame ,ovvero con lo stesso strumento,fare un insieme di diagnostiche strumentali di specie.
Ad esmpio:OPD Scan
L’ esame OPD SCAN è una topografia corneale integrata con autorefrattometria, aberrometria corneale (esterna ed interna analizzabili separatamente) e pupillometria fotopica e scotopica.


L’OPD-Scan™ è un rivoluzionario strumento che ha quattro strumenti in uno e permette quindi di unificare :
  • i dati ottenuti dalla topografia corneale
  • la mappa per la valutazione delle aberrazioni dell’intero sistema ottico,
  • un sofisticato autorefrattometro/cheratometro
  • un pupillometro .

L’OPD-Scan permette di creare una mappa del potere refrattivo fino a 6 mm di diametro pupillare per la valutazione delle aberrazioni, con una elevatissima risoluzione.
La topografia corneale e la mappa aberrometrica sono rilevate insieme in single step per garantire la perfetta coassialità e contemporaneamente sono determinati per ogni punto i valori di sfera, cilindro ed asse.
La combinazione dei dati dell’OPD-Scan™ con il software opzionale Final Fit™ per la chirurgia refrattiva e il laser a eccimeri EC-5000 CX, permettono di realizzare algoritmi ad alta risoluzione per fotoablazioni customizzate per la riduzione delle aberrazioni ottiche.


3 immagini del sofisticato sistema OPD-Scan. La prima immagine mostra il monitor con i dati del paziente rilevati dall’operatore; le altre due foto, mostrano invece ciò che il paziente vede durante l’esecuzione dell’esame: una serie di cerchi concentrici più o meno luminosi con al centro un immagine sulla quale concentrare la propria fissazione.

 

 

 

Microscopia endoteliale

 

 

Presso la U.O. Oculistica Universitaria di Pisa è attualmente disponibile un microscopio endoteliale per la valutazione computerizzata dell'endotelio corneale. Si tratta di uno strumento sofisticato che consente la diagnosi precoce di molte patologia degenerative ed infiammatorie della cornea.

E' inoltre possibile effettuare pachimetria ad ultrasuoni per la misurazione dello spessore corneale.

 

 

Microscopio endoteliale Konan
Microscopio endoteliale non a contatto che consente l'osservazione dell'endotelio corneale in tempo reale. Il sistema automatico di analisi consente la conta delle cellule endoteliali che comunque può essere effettuata anche manualmente per ottenere risultati più precisi. Il sistema consente anche la misurazione contemporanea della pachimetria centrale e periferica.

 

 

 

 

 

 

MICROSCOPIA CONFOCALE

 

Presso la U.O. Oculistica Universitaria di Pisa è disponibile un microscopio confocale di ultima generazione per la valutazione accurata della cornea in tutti i suoi strati. Si tratta di uno strumento sofisticato che consente la diagnosi precoce di molte patologia degenerative ed infiammatorie della cornea.

E' inoltre possibile effettuare pachimetria per la misurazione dello spessore corneale.

 

ConfoScan 3 - Corneal Confocal Microscope

ConfoScan 3
Microscopio confocale a contatto (ma è disponibile anche una versione non a contatto) che consente l'osservazione di tutti gli strati corneali dall'epitelio all'endotelio. Il microscopio Confocale è un microscopio completamente digitale. E’ un sistema diagnostico strumentale innovativo che permette di visualizzare e contemporaneamente registrare tutti gli strati corneali in vivo. Consente un analisi della cornea estremamente sofisticata. Le immagini ottenute rappresentano sezioni corneali notevolmente ingrandite, con risoluzione e dettaglio molto più elevati rispetto alle possibilità di visualizzazione finora ottenibili con le altre metodiche. Con questa metodica è possibile ottenere ingrandimenti fino a 1000X delle strutture cellulari ed extracellulari dei vari strati epiteliali. È possibile riconoscere in modo preciso le strutture cellulari (nucleo e citoplasma), le fini componenti nervose, la presenza di cellule infiammatorie o di cellule in attività fibroblastica, la deposizione di tessuto collagene cicatriziale, la microstruttura di infiltrati corneali, le alterazioni patologiche della componente extracellulare stromale (che in assenza di patologia risulta trasparente). In particolare, gli strati cellulari costituenti l’epitelio, la membrana basale epiteliale, la membrana di Bowman, il plesso nervoso subepiteliale, lo stroma con le sue componenti cellulari e nervose e l’endotelio sono facilmente analizzabili dal punto di vista microscopico con questa tecnica.

 

 

 

 

CAMPO VISIVO

 

 

 

Il Campo Visivo si può definire come la porzione di spazio che un occhio immobile percepisce di fronte a sè.
Il C.V. normale si estende oltre i 90° temporalmente, 60° nasalmente e superiormente e circa 70° inferiormente, assumendo così una sorta di forma OVOIDALE.
 
Un difetto campimetrico è rappresentato da qualsiasi alterazione della forma normale del campo visivo.
Nel campo visivo normale esistono inoltre alcuni punti caratteristici: uno di questi è la cosiddetta "Macchia Cieca" localizzabile intorno ai 10°- 20° temporali che individua il punto di origine del nervo ottico (papilla ottica) privo di fotorecettori per la presenza delle guaine mieliniche che ricoprono il nervo. In alcune patologie la Macchia Cieca può risultare allargata rispetto alle sue normali dimensioni (glaucoma, neurite, papillite).
In genere nella vita normale non si percepisce questo piccolo punto di non visione grazie alla sovrapposizione binoculare dei due campi visivi dei due occhi.
Il campo visivo è analizzabile attraverso dei Perimetri che possono essere Manuali o Computerizzati.

L'analisi del campo visivo oltre che in Oftalmologia per lo studio delle sofferenze retiniche causate da glaucoma, diabete, rotture retiniche ecc. è molto importante anche per il Neurologo in quanto gli permette di visualizzare i danni alle vie ottiche retro-bulbari, chiasmatiche, retrochiasmatiche fino alla corteccia visiva provocati da patologie ischemiche, tumorali, traumatiche e neurologiche di vario tipo.

Tornando all'ambito prettamente oftalmologico si può dire che l'esame del campo visivoè l'esame fondamentale, insieme alla misurazione del tono oculare, da effettuare periodicamente (da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 1 anno) nello studio dell'andamento del glaucoma.
Sappiamo inoltre che le alterazioni del campo visivo in questa patologia si evidenziano dopo anni dall'insorgenza del glaucoma cronico non curato ed è quindi importante intervenire prima che questi deficit si manifestino.

 MICROPERIMETRIA

 

 

La Microperimetria combina la retinografia (fundus photography) con la perimetria computerizzata (computerized perimetry) in un unico strumento creando una nuova tipologia di esame (microperimetry o fundus-related perimetry).

 

Tale tecnica consente di effettuare uno studio della fissazione (stabilità e localizzazione)  e della soglia di sensibilità retinica (microperimetria) con assoluta precisione topografica, stabilendo con esattezza i punti retinici stimolati (scelti dall’esaminatore) mediante un sistema di visualizzazione diretta della retina ed il tracking dei movimenti oculari. L’MP1 consente anche l’acquisizione di immagini a colori dei 45° centrali del fondo oculare, non è invasivo e soprattutto è ripetibile . Offre inoltre la possibilità di personalizzare il pattern, così da poter essere adattabile ad ogni tipo di patologia ed a ogni tipo di acuità visiva, e di eseguire esami in modalità: automatica, semi-automatica o manuale. La microperimetria in particolare è stata introdotta nella pratica clinica per lo studio funzionale di soggetti affetti da maculopatie, considerato che queste malattie determinano più o meno precocemente uno scotoma centrale alterando la fissazione. Lo scotoma centrale infatti (prima relativo e poi denso) comporta la perdita della fissazione retinica foveale e lo sviluppo di un’ area retinica preferenziale eccentrica (PRL) al fine di potere garantire un’area di fissazione indispensabile alle attività visive quotidiane. Infatti la valutazione microperimetrica evidenzia una correlazione significativa tra la dimensione dello scotoma denso e la velocità di lettura e l’acuità visiva per vicino . I pazienti sottoposti ad un training microperimetrico per spostare superiormente ed inferiormente il PRL (preferred retinal locus) migliorano significativamente la loro velocità di lettura

 

SEMEIOTICA STRUMENTALE OCULARE

 

 

FLUORANGIOGRAFIA RETINICA

 

 

 

 

 

Cosa è la fluoroangiografia

Studio della circolazione retinica

Si tratta di una angiografia praticata allo scopo di studiare le modalità con la quale avviene la circolazione nei vasi coroideali e retinici. Viene effettuata con l’ausilio di un fluorangiografo, speciale apparecchiatura fotografica provvista di opportuni filtri, che sono in grado, da una parte di provocare la fluorescenza di un colorante (la fluorescina) che, iniettato per via endovenosa, raggiunge i vasi sanguigni delle strutture oculari, dall’altra di raccoglierne le immagini.
 

E' di fondamentale importanza nello studio di patologie vascolari, quali le retinopatie ipertensiva e diabetica, le trombosi, le ischemie ed i processi infiammatori che coinvolgono la retina o le strutture sottostanti.
Attualmente è possibile effettuare uno studio avvalendosi di un colorante, il Verde Indocianina, che consente lo studio di strutture più profonde e, dunque, più nascoste.

Come si esegue
La fluoroangiografia si esegue iniettando in una vena del braccio un colorante, la fluoresceina, che dopo pochi secondi raggiunge la circolazione retinica e coroideale. Si esegue una serie di fotografie del fondo oculare così colorato e se ne studiano le anomalie. L’esame dura circa dieci minuti durante i quali si raccomanda al paziente la massima collaborazione nonostante l’abbagliamento dovuto al flash.

L’iniezione in circolo di una sostanza colorante e la sua eliminazione per via renale rendono conto degli esami preliminari richiesti.

La lieve colorazione giallastra assunta dalla cute e dalle urine dopo l’esame è da ritenersi normale e si risolve solitamente entro 24/48 ore.


Consigli pratici
- digiuno da almeno 3 o 4 ore
- comunicare al medico eventuali allergie
- comunicare eventuale reazioni ai colliri midriatici
- comunicare eventuali malattie siero-trasmissibili (epatiti virali etc.)
- dopo l’esame evitare la guida di autoveicoli (possibilmente farsi accompagnare)

HRT

Cosa è l'HRT

Una specie di "Tac" della papilla ottica

Il Tomografo Retinico Laser Heidelberg HRT-II viene utilizzato:
- per misurare lo spessore dello strato delle fibre nervose del nervo ottico;
- per misurare lo spessore retinico in regione maculare.
Numerosi studi hanno dimostrato l'efficacia di tale esame per la diagnosi precoce di glaucoma e per il suo monitoraggio. L'esame risulta piu`sensibile dell'esame del campo visivo nell'individuare danni precoci del nervo ottico.
Per le maculopatie (degenerazione maculare senile o retinopatia diabetica) fornisce informazioni complementari all'esame angiografico nel determinare la sede ed il grado di edema retinico (pre-post- terapia laser ) o di atrofia maculare.
L'esame non richiede la dilatazione della pupilla e non è invasivo. La risoluzione è particolarmente elevata (10 micron).
L’Hriflesso) con una lunghezza d’onda di 670 nm, consente di acquisire tre serie di immagini della testa del nervo ottico e di ottenere un’unica immagine tridimensionale finale.
Al termine dell’esame il software fornisce informazioni su una serie di parametri utili all’esaminatore per poter valutare lo stato iniziale o quantificare la progressione del danno glaucomatoso.

OCT

 

Cosa è l'OCT

Una specie di "Tac" della macula

La tomografia ottica a radiazione coerente (OCT) è un nuovo esame, non invasivo che utilizza un fascio laser per fotografare la retina. L'OCT altro non è che una TAC della retina senza l'utilizzo di radiazioni ma di una sorgente laser che esegue delle scansioni della retina. Il risultato è la rappresentazione di una o più sezioni della retina. In questo modo è possibile valutare nei dettagli il profilo della retina mentre l'angiografia valuta la retina solo sul piano frontale.

L'OCT è particolarmente utile in tutta una serie di patologie degenerative della retina in particolare per individuare nei dettagli la presenza di una membrana epiretinica o di un foro maculare. L'OCT da importanti informazioni anche per un migliore inquadramento delle degenerazione maculare legata all'età e dell'edema maculare, particolarmente quello che insorge a seguito del diabete.

 

 

OCT del segmento anteriore

L'OCT del segmento anteriore è un esame che permette di ispezionare tramite immagini ad alta definizione la porzione anteriore del globo oculare, che comprende:

  • Cornea
  • Iride
  • Angolo camerulare
  • Cristallino

L'OCT del segmento anteriore è

gonabile ad un'ecografia ad alta risoluzione ed è fondamentale nello studio dell'anatomia e della funzionalità delle strutture esaminate, in casi quali:

  • Glaucoma ad angolo chiuso
  • Degenerazione corneale
  • Cheratocono
  • Neoformazione del segmento anteriore
  • Cataratta
  • Malattie infiammatorie

 

 

 

 

 

 

 

 

ABERROMETRIA

 

 L'aberrometria è una tecnica diagnostica recente che consente uno studio oggettivo della qualità visiva valutando la presenza e l'entità delle aberrazioni oculari.
Non è raro infatti incontrare pazienti che, pur avendo un'acuità visiva ottimale (10/10), si lamentano per la loro qualità della visione. E spesso il problema dipende proprio dalla presenza di aberrazioni del sistema ottico oculare che impediscono che sulla retina si formi un'immagine di "qualità" eccellente.
Le aberrazioni ottiche vengono studiate con i cosidetti "aberrometri". In molti casi lo studio si limita alle aberrazioni anteriori, per cui è sufficiente un topografo corneale (ad esempio CSO) dotato dell'apposito software. In altri casi vengono impiegati aberrometri che sono in grado di valutare le aberrazioni oculari totali (e non solo quelle corneali): si tratta di strumenti più complessi e costosi, che forniscono comunque utilissime informazioni. Fra questi l'Orbscan ed altri sistemi che si interfacciano ai laser ad eccimeri

Un'applicazione dei dati ottenuti con l'aberrometria viene talora impiegata in chirurgia refrattiva. Lo scopo è quello di "personalizzare" il trattamento con laser ad eccimeri con lo scopo di migliorare.

 

 

 

Mappa della cornea ottenuta con aberrometro: la colorazione varia a seconda del grado di diffusione della luceAberrometria 
 
Cos'è?
È un esame diagnostico che consente di valutare oggettivamente la qualità della vista e di studiare la presenza di aberrazioni oculari.
 
Cosa sono le aberrazioni oculari?
Sono imperfezioni che, nel percorso ottico dei fotoni* che provengono dall’esterno dell’occhio, producono una distorsione e un’errata messa a fuoco delle immagini sulla retina. Possono essere provocate da ogni irregolarità o alterata trasparenza della superficie anteriore o posteriore della cornea, del cristallino, dell’umor acqueo**, del corpo vitreo o del piano retinico. Anche difetti refrattivi (ipermetropia, astigmatismo e miopia) possono causare aberrazioni oculari che si possono sommare alle precedenti.
 
Come si correggono le aberrazioni?
Vengono corrette mediante occhiali, lenti a contatto o grazie a tecniche di chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri.

Quando si esegue l’aberrometria?
Quando si riscontra un’alterazione della qualità della visione (persino se si vedono 10/10) causata da un'anomala deviazione o dispersione dei raggi luminosi.Cornea (superficie oculare trasparente a forma di calotta, posta davanti alla iride) Ovviamente, sarà il medico oculista a dover stabilire se l'esame è necessario.
 
Si può sapere dove si verifica l’aberrazione?
No, un limite delle tecniche aberrometriche è proprio l’impossibilità di definire la sede anatomica d’origine senza il supporto di altri strumenti (quali l’OCT e il topografo). Infatti, l’aberrometro fornisce una mappa che permette di valutare la conformazione del fronte d’onda che proviene dall’occhio, ma non di ottenere informazioni sulla struttura oculare che causa le eventuali distorsioni.
 
Quando si può dire se è presente un’aberrazione?
L’aberrazione è assente quando un fascio ideale di raggi luminosi, proveniente da una sorgente luminosa posta all’infinito, è costituito da onde rettilinee e parallele, il cui fronte d’onda (la superficie in fase di avanzamento del fascio) è idealmente piano e perpendicolare alla direzione dei raggi. Quando, invece, sono presenti aberrazioni ottiche la superficie del fronte d’onda presenta delle distorsioni rispetto al piano di riferimento. Chiaramente le linee appariranno distorte in corrispondenza dell’aberrazione.
 
Come si esegue?
L’esame viene normalmente eseguito senza dilatazione della pupilla (miosi). Quando, al contrario, viene effettuato con pupilla dilatata (midriasi pupillare) si possono ottenere informazioni sulle zone paracentrali e periferiche della retina. Inoltre il diametro pupillare, nelle varie condizioni di luminosità, influisce sulle aberrazioni oculari che vengono esaminate. La dilatazione pupillare, infatti,  provoca un minimo – ma comunque significativo – aumento delleMappe ottenute con aberrometria (confronto tra diversi occhi) aberrazioni totali.
 
Quando si esegue?
Le informazioni ottenute con l'aberrometria vengono utilizzate in chirurgia refrattiva (laser a eccimeri) al fine di ottenere un’ottimale acuità visiva (sia quantitativamente che qualitativamente). Tuttavia, a livello sperimentale viene impiegata anche per altri fini. Un'équipe spagnola dell'Università di Granada, ad esempio, ha condotto uno studio che ha inteso dimostrare come l'esame possa essere utilizzato persino per diagnosticare precocemente malattie come la cheratite e l'AMD. Infatti, riscontrando anomalie nella diffusione della luce si possono individuare tempestivamente alterazioni morfologiche della cornea e della retina.
 
Note:
* onde/particelle da cui è costituita la luce (quanti o ‘pacchetti’ di energia capaci di stimolare la retina).
** È un liquido salino che si trova tra la cornea e il cristallino.

 

Mappa corneale computerizzata (Topografia corneale)

 

 

 

Si tratta di un esame recentemente introdotto nella pratica clinica, che consente di effettuare una fotografia della superficie della cornea (la membrana trasparente anteriore dell’occhio) sulla quale viene proiettata una serie di anelli bianchi e neri concentrici che su di essa si riflettono. Un particolare computer è in grado di elaborare, grazie alla immgine raccolta ed a sofisticati procedimenti matematici di calcolo, una immagine a colori che, i realtà rappresenta la distribuzione della curvatura corneale in ogni singolo punto; altri topografi corneali consentono, grazie ad opportune modifiche, persino uno studio assai complesso della morfologia corneale. Entrambi gli esami sono indispensabili per la diagnosi delle patologie corneali degenerative, quali il cheratocono, e nella preparazione e nel follow-up della chirurgia corneale (in particolare prima e dopo interventi con laser ad eccimeri).

 TOPOGRAFIA SIRIUS

 Grazie all'eccellente combinazione tra una telecamera Scheimpflug rotante e un disco di Placido, il Sirius annovera tra l'altro le seguenti caratteristiche:

  • Analisi completa dell'intera cornea e del segmento anteriore
  • Sistema di acquisizione guidato estremamente veloce
  • Curvatura tangenziale e assiale delle superfici anteriore e posteriore della cornea
  • Potere frontale anteriore, potere frontale posteriore e potere equivalente dell'intera cornea
  • Mappe altimetriche con diverse superfici di riferimento
  • Mappa di spessore corneale e di profondità della camera anteriore
  • Analisi del fronte d'onda corneale e della qualità della visione
  • Modulo per l'applicazione delle lenti a contatto









 


 

 


 
Topografo corneale Eye Top
Strumento integrato ad elevate prestazioni per:

- topografia corneale
- aberrometria corneale
- pupillometria
- simulazione di lenti a contatto da archivio sulla cornea in esame
- progetto di lenti per ortocheratologia su base corneale
- misurazione della superficie posteriore di una lente a contatto

Presentazione

Il Topografo Eye Top di CSO riunisce soluzioni tecnologiche all’ avanguardia nel campo della topografia corneale. Le sue sofisticate caratteristiche tecniche, il suo design compatto ed ergonomico, la sua estrema affidabilità e semplicità d’ uso lo pongono ai vertici della strumentazione per diagnostica, contattologia e chirurgia refrattiva.

Il topografo è disponibile anche in versione portatile (Focus).

Lo strumento, grazie ad un software estremamente completo e di facile utilizzo, che assiste l’ utente durante le fasi più critiche, consente di
- effettuare una completa analisi delle aberrazioni del fronte d’onda corneale con analisi avanzata di Zernike;
- analizzare gli indici kerato-refrattivi della cornea in esame;
- visualizzare un completo sommario di qualità visiva;
- simulare applicazione di lenti a contatto con gestione delle lenti preferite;
- effettuare un link diretto ad un laser ad eccimeri per ablazioni customizzate.

L’integrazione del modulo opzionale di pupillografia dinamica con stimolo binoculare e l’ aggiunta del modulo di acquisizione Eye Image, per la cattura ad alta qualità di immagini e filmati da lampade a fessura, rendono il topografo Eye Top uno strumento unico nel campo della strumentazione oftalmica.





Modulo opzionale di pupillometri

 

Hardware

  • Cono grande (disco di Placido a 24 anelli) posizionato a 92 mm dal vertice corneale in modo da garantire un sistema scarsamente sensibile a decentramenti o a sfuocamenti in acquisizione.
  • Telecamera con sensore CCD 1/3” (area attiva) da 320.000 pixels.
  • Connessione firewire che permette, durante la fase d’acquisizione, la processazione di 25 fotogrammi al secondo. Le immagini elaborate hanno la dimensione di 768 x 576 pixel.

Software

Topografia:

  • Acquisizione effettuata tramite un algoritmo di scelta del miglior fuoco, che identifica nella sequenza quella che si trova alla corretta distanza dal disco.
  • Avanzato sistema di editing degli anelli che permette di modificare la posizione dei bordi in modo da garantire una corretta ricostruzione anche su superfici particolarmente distorte.
  • Mappa di curvatura Assiale.
  • Mappa di curvatura Istantanea, per una raffigurazione puntuale della morfologia della superficie corneale.
  • Mappa di potere Refrattivo, per una rappresentazione del potere di ogni punto della cornea.
  • Mappa di altimetrie con riferimento
    1. Sferico fisso di best fit
    2. Sferico impostabile con calcolo automatico del raggio di best-fit su di un diametro impostabile
    3. Asferico impostabile con calcolo automatico del raggio apicale e della asfericità di best-fit su di un diametro impostabile
    4. Asfero-torico impostabile con calcolo automatico del raggio apicale, della asfericità e della toricità di best-fit su di un diametro impostabile
    5. Cornea media
    6. Altra mappa altimetrica precedentemente calcolata
  • Un sommario che presenta contemporaneamente tutte le informazioni calcolate per l’esame visualizzato.
  • Possibilità di impostare la scala Assoluta, Normalizzata ed Aggiustabile per una visualizzazione generale o dettagliata di ogni mappa.
  • Possibilità di impostare millimetri o diottrie per le misurazioni di curvatura o di esprimere l’eccentricità in p, e, Q o SF
  • Decomposizione in polinomi di Zernike delle altimetrie corneali riferita al vertice della superficie.
  • Strumenti per il controllo del follow-up quali:
    1. Mappe differenziali a 2 o a 3 elementi per le curvature istantanee le curvature assiali ed i poteri refrattivi
    2. Confronto fino a 4 mappe differenti per le curvature istantanee, le curvature assiali ed i poteri refrattivi
  • Una vasta serie di descrittori sintetici delle proprietà della cornea quali
    1. Sim-K per simulare la misura di un oftalmoscopio a mire fisse
    2. Meridiani a maggior cilindro corneale nelle zone a 3 mm,5 mm e 7 mm
    3. Emimeridiani più piatti e più curvi nelle zone a 3 mm,5 mm e 7 mm
    4. Decentramento pupillare, raggio pupillare e dimensione del diametro corneale
    5. Indici di asfericità corneale a 8 mm, a 4.5 mm
    6. Indici cheratorefrattivi calcolati in area pupillare per una valutazione della qualità visiva del paziente
    7. Indice di screening del cheratocono per una diagnosi preventiva di tale patologia
    8. Gradi periferici.
  • Analisi del fronte d’onda corneale comprendente
  • Sommario di fronte d’onda corneale a pupilla impostabile comprendente mappe delle più comuni aberrazioni
  • Una sezione di analisi del fronte d’onda corneale
  • Un sommario di qualità visiva con informazioni sulla PSF, lo Spot Diagram e l’MTF per il fronte d’onda esaminato

Lenti a contatto:

  • Calcolo e simulazione di lenti a contatto rigide con una vasta gamma di geometrie possibili
  • Modulo di autofit per la ricerca della migliore lente a contatto sulla base delle altimetrie della cornea, su di un database di circa 500.000 lenti.
  • Possibilità di customizzare una lente sulla cornea inserendone i parametri descrittivi e di simularla posizionandola in diverse locazioni o tiltarla per simulare l’effetto dell’ammiccamento.
  • Rappresentazione grafica del profilo lacrimale su ogni meridiano
  • Esportazione per alcuni moduli software per la progettazione di lenti
  • Progettazione di lenti da ortocheratologia, sulla base dell’ altimetria misurata della cornea
  • Possibilità di eseguire la topografia della superficie posteriore di una lente a contatto

Pupillometria:

  • Un modulo di pupillometria opzionale completamente integrato con la topografia che permette di:
    1. Eseguire la misurazione della pupillometria in condizione di luce scotopica (0.4 lux) al fine di valutare la massima estensione della pupilla e la dimensione della zona ottica da impostare in un trattamento.
    2. Eseguire la misurazione della pupillometria in condizione di luce mesopica (4 lux).
    3. Eseguire la misurazione della pupillometria in condizione di luce fotopica (50 lux).
    4. Eseguire la misurazione della pupillometria dinamica, partendo da oltre 400 lux e spegnendo la sorgente luminosa al fine di lasciar dilatare la pupilla fino alla sua massima estensione.
    5. Valutare il decentramento pupillare rispetto al vertice corneale per ognuna delle condizioni sopra descritte e la deriva del centro pupillare durante la dilatazione
    6. Applicare le misure precedentemente enumerate al calcolo del fronte d’onda corneale e visualizzare la pupilla in diverse condizioni sulla mappa topografica.

Il software consente inoltre:

  • Import ed export di pazienti per lo scambio di casi
  • Esportazioni di dati topograficiai fini di impostare un trattamento laser o di guidare un tornio a controllo numerico nella creazione di una lente customizzata.
  • Possibilità di memorizzare immagini o filmati da lampada a fessura e di elaborarle tramite filtraggi che ne evidenzino caratteristiche o dettagli o di misurare distanze angoli o aree sull’immagine.

Punti di forza

Riportiamo alcuni punti di forza del Teopografo/Pupillografo CSO che lorendono altamente competitivo contro modelli concorrenti:

  • Disco di Placido grande a 24 anelli
  • Un sommario di qualità visiva con informazioni sulla PSF, lo Spot Diagram e l’MTF per il fronte d’onda esaminato
  • Modulo di pupillometria a LED infrarossi con stimolo binoculare per l’esame della dinamica pupillare (condizioni luminose fotopica, mesopica, scotopica, dinamica) e integrazione dei dati con le mappe topografiche
  • Indici cheratorefrattivi calcolati in area pupillare per una valutazione della qualità visiva del paziente
  • Software Eye Image per acquisizione di immagini e filmati ad alta qualità da lampada a fessura (opzionale).
  • Modulo per progettazione lenti per ortocheratologia su base corneale.

PACHIMETRIA
 
 
 
 
 
 
 
 

Si tratta della misurazione, con varie modalità, dello spessore della cornea ovvero del tessuto trasparente anteriore dell’occhio. E’ di fondamentale importanza nella preparazione alla chirurgia refrattiva, in particolare alla PRK e alla LASIK.

La misurazione viene effettuato tramite uno strumento, che di solito funziona tramite ultrasuoni, chiamato pachimetro. La pachimetria può essere a contatto (richiede un collirio anestetico) o non a contatto.

 

 

 

 

 

 

Ci sono sofisticate apparecchiature che possono, con un singolo esame ,ovvero con lo stesso strumento,fare un insieme di diagnostiche strumentali di specie.
Ad esmpio:OPD Scan
L’ esame OPD SCAN è una topografia corneale integrata con autorefrattometria, aberrometria corneale (esterna ed interna analizzabili separatamente) e pupillometria fotopica e scotopica.


L’OPD-Scan™ è un rivoluzionario strumento che ha quattro strumenti in uno e permette quindi di unificare :
  • i dati ottenuti dalla topografia corneale
  • la mappa per la valutazione delle aberrazioni dell’intero sistema ottico,
  • un sofisticato autorefrattometro/cheratometro
  • un pupillometro .

L’OPD-Scan permette di creare una mappa del potere refrattivo fino a 6 mm di diametro pupillare per la valutazione delle aberrazioni, con una elevatissima risoluzione.
La topografia corneale e la mappa aberrometrica sono rilevate insieme in single step per garantire la perfetta coassialità e contemporaneamente sono determinati per ogni punto i valori di sfera, cilindro ed asse.
La combinazione dei dati dell’OPD-Scan™ con il software opzionale Final Fit™ per la chirurgia refrattiva e il laser a eccimeri EC-5000 CX, permettono di realizzare algoritmi ad alta risoluzione per fotoablazioni customizzate per la riduzione delle aberrazioni ottiche.


3 immagini del sofisticato sistema OPD-Scan. La prima immagine mostra il monitor con i dati del paziente rilevati dall’operatore; le altre due foto, mostrano invece ciò che il paziente vede durante l’esecuzione dell’esame: una serie di cerchi concentrici più o meno luminosi con al centro un immagine sulla quale concentrare la propria fissazione.

 

 

 

Microscopia endoteliale

 

 

Presso la U.O. Oculistica Universitaria di Pisa è attualmente disponibile un microscopio endoteliale per la valutazione computerizzata dell'endotelio corneale. Si tratta di uno strumento sofisticato che consente la diagnosi precoce di molte patologia degenerative ed infiammatorie della cornea.

E' inoltre possibile effettuare pachimetria ad ultrasuoni per la misurazione dello spessore corneale.

 

 

Microscopio endoteliale Konan
Microscopio endoteliale non a contatto che consente l'osservazione dell'endotelio corneale in tempo reale. Il sistema automatico di analisi consente la conta delle cellule endoteliali che comunque può essere effettuata anche manualmente per ottenere risultati più precisi. Il sistema consente anche la misurazione contemporanea della pachimetria centrale e periferica.

 

 

 

 

 

 

MICROSCOPIA CONFOCALE

 

Presso la U.O. Oculistica Universitaria di Pisa è disponibile un microscopio confocale di ultima generazione per la valutazione accurata della cornea in tutti i suoi strati. Si tratta di uno strumento sofisticato che consente la diagnosi precoce di molte patologia degenerative ed infiammatorie della cornea.

E' inoltre possibile effettuare pachimetria per la misurazione dello spessore corneale.

 

ConfoScan 3 - Corneal Confocal Microscope

ConfoScan 3
Microscopio confocale a contatto (ma è disponibile anche una versione non a contatto) che consente l'osservazione di tutti gli strati corneali dall'epitelio all'endotelio. Il microscopio Confocale è un microscopio completamente digitale. E’ un sistema diagnostico strumentale innovativo che permette di visualizzare e contemporaneamente registrare tutti gli strati corneali in vivo. Consente un analisi della cornea estremamente sofisticata. Le immagini ottenute rappresentano sezioni corneali notevolmente ingrandite, con risoluzione e dettaglio molto più elevati rispetto alle possibilità di visualizzazione finora ottenibili con le altre metodiche. Con questa metodica è possibile ottenere ingrandimenti fino a 1000X delle strutture cellulari ed extracellulari dei vari strati epiteliali. È possibile riconoscere in modo preciso le strutture cellulari (nucleo e citoplasma), le fini componenti nervose, la presenza di cellule infiammatorie o di cellule in attività fibroblastica, la deposizione di tessuto collagene cicatriziale, la microstruttura di infiltrati corneali, le alterazioni patologiche della componente extracellulare stromale (che in assenza di patologia risulta trasparente). In particolare, gli strati cellulari costituenti l’epitelio, la membrana basale epiteliale, la membrana di Bowman, il plesso nervoso subepiteliale, lo stroma con le sue componenti cellulari e nervose e l’endotelio sono facilmente analizzabili dal punto di vista microscopico con questa tecnica.

 

 

 

 

CAMPO VISIVO

 

 

 

Il Campo Visivo si può definire come la porzione di spazio che un occhio immobile percepisce di fronte a sè.
Il C.V. normale si estende oltre i 90° temporalmente, 60° nasalmente e superiormente e circa 70° inferiormente, assumendo così una sorta di forma OVOIDALE.
 
Un difetto campimetrico è rappresentato da qualsiasi alterazione della forma normale del campo visivo.
Nel campo visivo normale esistono inoltre alcuni punti caratteristici: uno di questi è la cosiddetta "Macchia Cieca" localizzabile intorno ai 10°- 20° temporali che individua il punto di origine del nervo ottico (papilla ottica) privo di fotorecettori per la presenza delle guaine mieliniche che ricoprono il nervo. In alcune patologie la Macchia Cieca può risultare allargata rispetto alle sue normali dimensioni (glaucoma, neurite, papillite).
In genere nella vita normale non si percepisce questo piccolo punto di non visione grazie alla sovrapposizione binoculare dei due campi visivi dei due occhi.
Il campo visivo è analizzabile attraverso dei Perimetri che possono essere Manuali o Computerizzati.

L'analisi del campo visivo oltre che in Oftalmologia per lo studio delle sofferenze retiniche causate da glaucoma, diabete, rotture retiniche ecc. è molto importante anche per il Neurologo in quanto gli permette di visualizzare i danni alle vie ottiche retro-bulbari, chiasmatiche, retrochiasmatiche fino alla corteccia visiva provocati da patologie ischemiche, tumorali, traumatiche e neurologiche di vario tipo.

Tornando all'ambito prettamente oftalmologico si può dire che l'esame del campo visivoè l'esame fondamentale, insieme alla misurazione del tono oculare, da effettuare periodicamente (da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 1 anno) nello studio dell'andamento del glaucoma.
Sappiamo inoltre che le alterazioni del campo visivo in questa patologia si evidenziano dopo anni dall'insorgenza del glaucoma cronico non curato ed è quindi importante intervenire prima che questi deficit si manifestino.

 MICROPERIMETRIA

 La Microperimetria combina la retinografia (fundus photography) con la perimetria computerizzata (computerized perimetry) in un unico strumento creando una nuova tipologia di esame (microperimetry o fundus-related perimetry).

Tale tecnica consente di effettuare uno studio della fissazione (stabilità e localizzazione)  e della soglia di sensibilità retinica (microperimetria) con assoluta precisione topografica, stabilendo con esattezza i punti retinici stimolati (scelti dall’esaminatore) mediante un sistema di visualizzazione diretta della retina ed il tracking dei movimenti oculari. L’MP1 consente anche l’acquisizione di immagini a colori dei 45° centrali del fondo oculare, non è invasivo e soprattutto è ripetibile . Offre inoltre la possibilità di personalizzare il pattern, così da poter essere adattabile ad ogni tipo di patologia ed a ogni tipo di acuità visiva, e di eseguire esami in modalità: automatica, semi-automatica o manuale. La microperimetria in particolare è stata introdotta nella pratica clinica per lo studio funzionale di soggetti affetti da maculopatie, considerato che queste malattie determinano più o meno precocemente uno scotoma centrale alterando la fissazione. Lo scotoma centrale infatti (prima relativo e poi denso) comporta la perdita della fissazione retinica foveale e lo sviluppo di un’ area retinica preferenziale eccentrica (PRL) al fine di potere garantire un’area di fissazione indispensabile alle attività visive quotidiane. Infatti la valutazione microperimetrica evidenzia una correlazione significativa tra la dimensione dello scotoma denso e la velocità di lettura e l’acuità visiva per vicino . I pazienti sottoposti ad un training microperimetrico per spostare superiormente ed inferiormente il PRL (preferred retinal locus) migliorano significativamente la loro velocità di lettura .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Test di Ishihara

 

Questo test è indicato per evidenziare dei deficit nella visione dei colori.

Posizionarsi ad una distanza di circa cm. 40 e leggere tutte le tavole in senso cronologico (dalla numero 1 alla numero 12)

L'esame va eseguito leggendo con entrambi gli occhi aperti.

Se non riesce a decifrare il numero che è presente all'interno della tabella probabilmente ha qualche anomalia nella visione dei colori.

 

 

 

Test di Hardy-Rand-Rittler

 

 

può identificare anche tritanomalie

congenite (deficit coni sensibili al blu).

 

 

 

 

 

Test di Hardy-Rand-Rittler

 

 

Test di Farnsworth-Munsell (100 tinte - D 15 tinte)

La versione 100 tinte è costituita da 85 capsule di diverso

colore, che il soggetto deve ordinare nella corretta sequenza

cromatica. E’ il test pìù sensibile e completo, sia per i difetti

congeniti che acquisiti, ma raramente usato per la sua complessità.

Il test D15 tinte è la versione rapida del precedente e utilizza solo 15 capsule;

viene solitamente usato in clinica per la diagnosi e il follow-up delle

discromatopsie acquisite, ma può essere utile anche per classificare

e quantificare i difetti congeniti emersi al test di Ishihara. In

entrambe le versioni del test, i risultati vengono registrati su un

diagramma, che infine identifica il tipo del difetto rilevato in

un meridiano specifico del grafico.

Test delle matassine colorate o delle lane di Holmgreen

Questo test è oggi desueto nella pratica clinica perchè poco

specifico, ma conserva tuttora una valenza medico-legale, in

quanto l’idoneità di base al servizio militare prevede un senso

cromatico normale alle lane o alle matassine colorate. Consta

di una serie di matassine di vari colori e tonalità, disposte in modo

apparentemente casuale,che il soggetto esaminato deve

saper riconoscere ed isolare da quelle di diverso colore .

E’ il test meno “selettivo”, in quanto può sovente essere superato

anche da individui che presentano deficit del senso cromatico evidenziati agli

altri test.

Implicazioni medico-legali

La percezione dei colori rappresenta una peculiare funzione visiva,

che viene di norma esplorata in previsione dell’accesso a certe professioni

(ad esempio piloti, ferrotramvieri,

Inoltre, il legislatore ha disposto l’esame di questa capacità visiva da parte del medico

certificatore,per stabilire l’idoneità alla patente di guida, al porto d’arma, e, cosa

rilevante per noi marinai, alla patente nautica.

Il DPR 431/1997 (non più in vigore), Allegato A, Paragrafo 3

– Requisiti visivi - prevedeva che il candidato al possesso della patente nautica dovesse

possedere un “senso cromatico sufficiente per distinguere rapidamente

e con sicurezza i colori in uso nei segnalamenti marittimi e nelle regole per evitare gli

abbordi in mare”.

Il più recente D.M. n. 146/2008 Allegato I, Paragrafo 3 – Requisiti visivi e uditivi - prevede

più genericamente “una sensibilità cromatica sufficiente a distinguere rapidamente e

con sicurezza i colori fondamentali (rosso, verde, blu)”. Anche le Forze Armate

prevedono la valutazione del senso cromatico nella selezione psico-fisica del personale.

L’idoneità incondizionata al servizio nella Marina Militare prevede, di base, un senso

cromatico normale almeno al test delle lane o delle matassine colorate: di fatto sono

quindi ammessi anche soggetti con lievi deficit del senso cromatico,rilevabili con le t

avole pseudoisocromatiche.Tuttavia, per l’attribuzione dell’idoneità ad alcuni

Corpi, categorie, ruoli, specialità e abilitazioni,viene richiesto un senso

cromatico normale al test delle tavole pseudoisocromatiche, per tutelare

la sicurezza e l’incolumità dei candidati stessi e di soggetti terzi. Si tratta degli Ufficiali

del Corpo di Stato Maggiore, Ufficiali e Sottufficiali del Corpo delle Capitanerie di Porto

con abilitazione al Comando di UU.NN.,Piloti di Aeromobili, e le categorie/

specialità/abilitazioni SSC/Tlc, SSC/S, IN, PA, FCM/recon, FCM/sdo, TSC/Ma/mo,

TSC/Si/mo, TSC/Mo, TSC/Ete,SSP/Tm/sa, SSP/E, NP, QC/Smz.

 

 

 

TEST SENSO CROMATICO

 

Test di Hardy-Rand-Rittler

 

Test di Ishihara - Test daltonismo

La retina è sensibile alle radiazioni luminose con lunghezza d'onda compresa fra 380 e 770 nanometri.
A livello maculare ci sono 3 differenti gruppi di coni ciascuno sensibile ai tre colori fondamentali: il rosso, il verde e il blu.
Nello spettro del visibile distinguiamo 7 colori pincipali, ognuno con una determinata lunghezza d'onda: violetto, indaco, blu, verde, giallo, arancio, rosso. L'uomo è in grado di individuare n° 150 tonalità differenti.
Le Tavole di Ishihara vengono in genere utilizzate per la rilevazione del daltonismo e delle acromatopsie.
Il test di Ishihara è un insieme di tavole ripiene di cerchietti di colore diverso ma a medesima luminosità. Il soggetto esaminato deve riconoscere numeri, o percorsi che risultano evidenti a chi possiede un normale senso cromatico ma difficili o impossibili da riconoscere per chi non vede bene i colori.
Queste tavole sono utili per diagnosticare difetti congeniti della visione dei colori soprattutto per l'asse rosso/verde.
Sono 38 tavole contenute in un libro di pagine a sfondo nero. Riportano dei numeri, dei percorsi da seguire con la matita per i bimbi o gli illetterati e delle tavole di confusione, dove solo chi presenta una visione cromatica alterata vede dei numeri.
La prima tavola contiene il numero 12 e non è pseudoisocromatica. Serve per dimostrare il test e viene letta anche da chi vede male i colori.
Dalla tavola 2 alla tavola 17 i numeri vengono letti male o per nulla da chi presenta anomalie della visione dei colori nell'asse rosso/verde. Nelle tavole 18-21 non sono contenuti numeri, che invece vengono letti da chi presenta una deficienza rosso/verde. Le tavole 22-25 sono le più interessanti, in quanto permettono di distinguere la vera cecità per un colore (protanopia o deuteranopia a seconda che sia per il rosso o per il verde) dalla cecità parziale (protanomalia o deuteranomalia). Dalla tavola 27 alla 38 i numeri sono sostituiti da percorsi per gli illetterati, con lo stesso significato della lettura dei numeri.
Queste tavole vanno lette a una distanza di lettura di 30-40 cm con la correzione per vicino in alcuni soggetti e con una illuminazione adeguata. E' possibile eseguire il test sia in mono che in binoculare.
I difetti congeniti sono sempre binoculari.
I difetti acquisiti (es. Distrofia dei coni) possono essere monoculari.

tavole 1-2 tavole 3-4 tavole 5-6 tavole 7-8 tavole 9-10 tavole 11-12
tavole 13-14 tavole 15-16 tavole 17-18 tavole 19-20 tavole 21-22 tavole 23-24
tavole 25-26 Lettura dei risultati

 

E’ simile al test di Ishihara, ma

 

Test di Hardy-Rand-Rittler

 

 

E’ costituito da 10 tavole, ognuna contenente un colore centrale

e 4 colori periferici; il soggetto in esame deve selezionare

il colore periferico più simile a quello centrale.

E’ simile al test di Ishihara, ma può identificare anche tritanomalie congenite (deficit coni sensibili al blu).