accademiaoftlegale


 

 

 

 

                                                                                  ACCADEMIA    ITALIANA

                                                  DI

                             OFTALMOLOGIA LEGALE

                                             
                                               A.I.O.L.
 
                                        
                                         PRESIDENTE
                                   PROF.DUILIO   SIRAVO
                                          
                             PRESIDENTE:siravo@supereva.it

                                                                                                            

 La meta finale della Ragione  è  comprendere  che vi sono  infinite cose  che     la oltrepassano (Pascal  

 
 
eye
 
 
 
 
 
 
 
 Historia   testis temporum,  lux veritatis,  vita memoriae,  magistra vitae   est   
(Cicerone, De Oratore)
 
 
 
 
 
 
      
                  baco2.JPG (17420 bytes)

 

 

Francesco Bacone

Le Leggi delle leggi (*)

Trattato sulle Fonti del diritto universale per via di aforismi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*) Il presente studio è estratto dall'opera di Francesco Bacone (1561 - 1620): "De dignitate et augmentis scientiarum". Dalla lettura del testo traspare da un lato l'impressionante chiarezza di idee, già all'epoca, sui problemi di una corretta tecnica normativa,  e dall'altro lo stridente contrasto con la pressoché totale confusione ed approssimazione della normazione attuale!!!
    Se ne riporta la traduzione dall'originario testo in latino, nella versione pubblicata dal prof. A.M.J.J. Dupin nel volume:
"Manuale degli studenti di diritto e dei giovani avvocati", edito a Napoli (Stabilimento dell'Ateneo) nel 1831 (v. immagine).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

   Coloro che attesero a scrivere sulle leggi, si' fatto tema trattarono o da filosofi o da giure-consulti.

 
    Ma i primi espongono molte cose, le quali se di leggiadra favella sono
adorne, si allontanan dall'uso.
    Il sentimento de' giureconsulti poi, per essere dessi pedissequi e ligii
di quanto hanno statuito le leggi della loro patria o anche le romane e quelle
de' Pontefici, manca di sincerita', e puo' ben dirsi esser vincolato il loro
ragionamento.
    E per certo e' proprio dell'uomo nella politica versato aver tali
cognizioni, perciocche' avvisatamente conosce che cosa importa la umana
societa', la salute del popolo.
    La naturale equita', i costumi delle nazioni, le diverse forme di
governo, e quindi ad esso vien fatto di giudicar delle leggi secondo i
principii e le norme della equita' naturale e della politica. Per la qual
cosa si e' in questo opuscolo tolto di mira la ricerca delle fonti della
giustizia e dell'utile pubblico, e la esposizione delle caratteristiche
del giusto comprese in ciascuna parte del diritto, onde le leggi dei vari
regni esaminare e quindi sottoporre ad un'emenda possa colui che ama impiegar
le sue cure a tal uopo.
    In un solo titolo c'interterremo su queste cose al nostro solito.
 
    Aforisma 1. Nelle civili societa' o la legge o la violenza prevale. Vi ha
pero' certa violenza che di legge simula le sembianze; e taluna legge che piu' a
violenza che ad equita' di dritto si mostra inchinante. E percio' tre sono i fonti
della ingiustizia; violenza mera; maliziosi inceppamenti che a pretesto di legge
si producono; ed asprezza della stessa legge.
    Aforisma 2. Ecco la prima base della ragion civile. Chi opera contro
giustizia, mira col fatto al conseguimento di un vantaggio proprio o di un
piacere; ma con lo esempio un gran rischio rende manifesto. Gli altri che di
quel vantaggio o di quel piacere non sono partecipi, l'esempio solo come cosa
propria risguardano; e percio' di leggieri convengono e consentono che vi abbia
una legge per la quale a quello ingiusto operar si ponga freno, per tema che
pari ingiustizia a ciascun di loro non si avvicendi. Che' se per condizione di
tempi o di complicita' avvenga mai che qualche legge ai piu' numerosi e possenti
pericolo piuttosto cagioni che sicurta', una fazione allora e' quella che
discioglie la legge: il che non di rado succede.
    Aforisma 3. Ma la ragion civile sotto la tutela e' riposta della ragion
pubblica. E' a guardia dei cittadini la legge: sono a guardia della legge i
maestrati. E l'autorita' di questi della maesta' dipende del sommo imperante, dal
sistema d'interna amministrazione, dagli statuti fondamentali. Per a qual cosa,
se in tutto cio' vigor di vita e giusta costituzione si rinviene, saran proficue
leggi: poco pero' si speri dal soccorso loro se quelle condizioni mancheranno.
    Aforisma 4. ma non pertanto la ragion pubblica al solo obbietto e' limitata
di esser custode della ragion civile, assicurarne inviolato l'esercizio,
rimuover le private ingiurie: perciocche' alla tutela eziandio della religione si
estende, alle armi, alla disciplina, agli ornamenti, alle ricchezze, a tutto
cio' insomma che il ben essere risguarda dell'intero corpo sociale.
 
    Aforisma 5. E infatti, provvedere che i cittadini felicemente convivano e'
l'unico fine, l'unico scopo cui le leggi mirar deggiono e verso cui tutti i
precetti loro, tutte le loro sanzioni convergere: al che non altrimenti si
perviene se non quando a pieta' e religione rettamente instituiti; nella onesta'
de' costumi educati; da ogni ostile insulto per la forza delle arme guarentiti;
da sedizioni e private ingiurie pel sussidio delle leggi difesi; al sommo
imperante e ai maestrati ubbidienti; delle loro facolta' e de' loro beni goder
possano con un viver florido e prosperoso. E di tutto questo son le leggi
appunto gl'instrumenti e le molle.
    Aforisma 6. A tal fine pero' conduconsi soltanto le leggi ottime; molte di
esse se ne allontanano: perciocche' in istrane guise e da grandissimo intervallo
le leggi tra loro disconvengono, talche' altre eccellenti, altre mediocri appena
risgardarsi vogliono, altre affatto viziose. Intanto alcune ne andrem dettando,
giusta il modulo del nostro intendimento, le quali considerar si possano quasi
leggi delle leggi, e dalle quali chiara ne derivi una idea, onde potere andar
rintracciando quel che che di buono le varie leggi contengano, o di mal posto e
di mal connesso.
    Aforisma 7. Ma pria di pervenire al corpo stesso delle leggi particolari,
toccheremo in breve delle qualita' e convenienze delle leggi in generale. - Buona
puo' reputarsi una legge quando sia certa per essersi promulgata; nel precetto
giusta; per esecuzione comoda; col sistema dell'interno reggimento in accordo; e
di virtu' generatrice nei sudditi suoi.
 
                                     SEZIONE I.
                  Della certezza, prima convenienza delle leggi.
    Aforisma 8. E' di tale importanza nella legge la condizione di esser certa,
che altrimenti nemmen potrebbe esser giusta. Ed infatti, se incerto fosse lo
squillo della tromba, chi mai accinger si potrebbe a battaglia? Del pari, se
incerta voce emanasse dalla legge, chi mai disporsi potrebbe ad ubbidienza? E
percio', pria di ferire ammonisca - Ne' men giusta e' quell'altra sentenza: ottima
e' quella legge che nulla lascia allo arbitrio de' giudici. Al che la certezza
provvede.
    Aforisma 9. Doppio e' la incertezza delle leggi: l'una quando manchi affatto
la legge; l'altra quando ambiguita' o dubbio si rinvenga in quel che prescrive.
Percio' direm prima de' casi omessi dalla legge, onde rinvenire anche in tai casi
qualche norma che ci guidi a certezza.
 
                                  SEZIONE II.
                           De' casi omessi dalla legge.
    Aforisma 10. Ne' ristretti limiti della prudenza umana comprender non si
possono tutti i casi che il tempo produce: e non infrequenti percio' offronsi
casi omessi e nuovi. Ne' quali tre rimedi ci si offrono, o supplimenti: I.ø
procedere per analogie; 2.ø far uso di esempii, quantunque non avessero ancora
forza di legge; 3ø stabilire giurisdizioni che decidano con dettami di
rettitudine e sano discernimento, sieno pur pretorie tali corti ovver censorie.
 
                                          SEZIONE III.
          Del procedimento per analogie, e delle estensioni delle leggi.
 
     Aforisma 11. Ne' casi omessi e' d'uopo dedurre la norma legale da' casi
simiglianti, ma con cautela e con senno. Si osservino all'oggetto le seguenti
regole. Prolifica sia la ragione, sterile la consuetudine, e non di nuovi casi
generatrice. E percio', da quel che si trovasse applicato contra la ragion del
diritto, o quando questa ragione fosse oscura, non debbe trarsi ulteriore
conseguenza.
 
    Aforisma 12. Un insigne pubblico vantaggio tragga a se' i casi omessi. Per
la qual cosa, quando una legge notabilmente e nella maggior parte abbia in mira
e provvegga al bene dell'intero corpo sociale, estesa, ampla ne sia
l'interpretazione.
 
    Aforisma 13. E' dura cosa il mettere a tortura le leggi per torturar gli
uomini. La onde non si estendano le leggi penali, e molto meno le capitali,
a'nnovi reati. Che se si trattasse di un vecchio misfatto, non ignoto alle
leggi; ma nel procedersi contro di esso, si incorresse in qualche nuovo caso
dalle leggi non preveduto: si receda affatto dai dogmi del diritto piuttosto che
esentar da pene il mal fatto.
 
    Aforisma 14. Negli statuti che abrogano il diritto comune, specialmente se
trattisi di cose non infrequenti e non di recente invalse, non si proceda per
analogie a' casi omessi. Perciocche', quando il corpo sociale della intera legge
ha potuto far di meno, e cio' in casi espressi v'e' poco pericolo che pe' casi
omessi si attenda rimedia da nuovo statuto.
 
    Aforisma 15. Quegli statuti che manifestamente furon leggi temporanee, e
sol per imperio di circostanze emanati, mutata la condizion de' tempi, hanno
abbastanza se pe' soli casi proprii si possano tuttavia sostenere: sarebbe
operare a ritroso lo stiracchiarne in menoma guissa la applicazione ai casi
omessi.
 
    Aforisma 16. Non ista' bene trar conseguenze di conseguenze, e convien
limitare l'estensione ai casi prossimi: altrimenti a poco a poco si potrebbe
cader nei dissimili, e nell'autorita' delle leggi prevarrebbero le ingegnose
sottigliezze.
 
    Aforisma 17. Nelle leggi e negli statuti di stil conciso ben puossi con piu'
liberta' procedere ad interpretazioni estensive; ma cauti si vuol essere in
quelle leggi e in quegli statuti che nella enumerazione di casi particolari si
diffondono; perciocche', siccome una eccezione rinforza la legge ne' casi non
eccettuati, cosi' la enumerazione la invalida nei casi non espressi.
 
    Aforisma 18. Quando v'ha uno statuto dichiarativo di un altro, tutte le vie
si precludono ad ulteriori schiarimenti: e per nessuno dei due e' ammissibile piu'
l'estensione. E come prima venne questa dalla legge fatta, farne d'avvantaggio
a' giudici non lice.
 
    Aforisma 19. Le formole e gli atti solenni non soffrono estensioni. Perde
la caratteristica di solenne cio' che dalla costanza all'arbitrio fa passaggio, e
la introduzione di nuove formole corrompe della antiche la maesta'.
 
    Aforisma 20. Puossi estendere la legge ne' casi che sopravvengono, e che
ancora esister non potevano in tempo della promulgazione di essa. Laddove
infatti, il caso esprimer non si poteva perche' tuttavia inesistente, il caso
omesso va considerato come espresso se analoghe ne sien le ragioni. E cio' basti
rispetto alla estension delle leggi pe' casi omessi: or dell'uso degli esempi
terrem ragionamento.
 
                                                   SEZIONE IV.
                                      Degli esempii e del loro uso.
 
    Aforisma 21. Nel ragionar degli esempii da' quali il diritto vuol derivarsi
quando manca la legge, non e' nostro intendimento far parola della consuetudine
che e' una spezie di legge; ne' di quegli esempii che per frequenza di uso
passarono in consuetudine e quasi legge tacita son da reputarsi: de' quali a
luogo opportuno diremo. Di quegli esempii ora facciam discorso che di rado e
sparsamente sopraggiungono, e che vigor di legge non ottennero tuttavia;
toccando in quai casi e con quali accorgimenti adoperar si deggiano come norma
di diritto allorche' manca la legge.
 
    Aforisma 22. Son da cercarsi gli esempii dai buoni e moderati giorni, non
dai di' di tirannia, di fazioni, di dissolutezze. Esempii di tal fatta son parti
spurii di tempi infelici, e nocumento arrecar possono, ammaestramento non mai.
 
    Aforisma 23. In fatto di esempii, i piu' recenti van reputati i piu' sicuri.
Se quel che si e' fatto da poco non trasse con se' veruna sinistra conseguenza,
perche' non ripetersi? Pertanto, sempre minore autorita' hanno i recenti esempii:
i quali, se mai qualche miglioramento si propongono, indole piuttosto di secolo
appalesano che rettitudine di ragione.
 
    Aforisma 24. Ma i vecchi esempii con cauta e scelta esser vogliono
adottati. Molte cose col corso dell'eta' si trasformano; e in modo tale, che se
per ragion di tempo dir si potrebbero antiche, avuto riguardo al travolgimento
e alla forma non piu' congrua alle attuali occorrenze, come affatto nuove van
risguardate. Per le quali considerazioni, gli esempii dei tempi medii dir si
possono ottimi, o tuttavia di quei tali tempi che coi correnti sieno viemeglio
in accordo: il che talvolta ne' piu' remoti tempi piuttosto che nei piu' prossimi
si ottiene.
 
    Aforisma 25. Tra i limiti dello esempio, ed anche piu' in qua ristringerti
bisogna, e quelli non oltrepassar giammai. Ove manchi una norma di legge, tutto
e' sospetto. E percio', come negli oscuri luoghi, quanto men t'inoltri fai meglio.
 
    Aforisma 26. Schivar conviene in fatto di esempii e i frammenti e i
compendii, ma nella loro integrita', e in tutto il loro andamento ben addentro
fissar lo sguardo. Se impropria cosa e' il giudicare avendo innanzi una parte
soltanto della legge e non il suo complesso, molto piu' dee cio' dirsi degli
esempii, i quali di ben dubbia applicazione riuscir deggiono, se perfettamente
non quadrano.
 
    Aforisma 27. Importa il sapere in fatto di esempii per quali mani ci
pervengano, e da chi sieno stato raccolti. Che se per opera, di scrivani
soltanto o altri ufiziali, o per usi forensi senza intesa de' superiori si
trovassero introdotti, ovvero dal popolo pervenissero, nel magisterio d'ogni
erronea cosa fabbro fecondo son da escludersi si' fatti esempii e tenersi a vile.
Gran peso pero' aver deggiono quelli che da senatori, giudici o corti principali
provvengono, in modo che risguardarli convenga come passati sotto i loro occhi,
e necessariamente di qualche almen tacita approvazione muniti.
 
    Aforisma 28. Prevalgan in autorita' gli esempii divulgati, sebbene non molto
in uso, quando per discorsi e discettazioni si trovassero abbastanza messi in
moto e ventilati. Ma poco se ne accordi a quegli altri che quasi sepolti si
fosser giaciuti negli scrigni me negli archivii, ed evidentemente passati in
dimenticanza. Son gli esempii come l'acqua: tanta piu' vi trovi salubrita' per
quanto ne e' piu' scorrevole il moto.
 
    Aforisma 29. Esempii che alle leggi appartengono non dagli storici, ma dai
pubblici atti e da tradizioni accuratissime si traggano. V'ha certa infelicita'
fra gli storici invalsa, non esclusi gli ottimi, che di leggi e di atti
giuridici non molto siensi intrattenuti, e se mai qualche cura vi rivolsero,
pure dagli atti autentici di gran lunga si trovano discordanti e varii.
 
    Aforisma 30. Non si ammetta di leggieri l'esempio di un caso che
ricorresse, quando dalla eta' contemporanea o prossima fosse stato riprovato:
perciocche', dell'uso fattone e della sua mal riuscita rende insiememente è testimonio.
 
    Aforisma 31. Gli esempii sol di consiglio abbian forza, non di comando e
d'imperio; e percio', quando piegarono ai presenti usi l'autorita' de' passati
tempi, tutta la loro opera si abbia per compita.
E cio' basti riguardo ad un primo embrione che possiam formarci dagli
esempii quando manchi la legge. Or delle corti pretorie e censorie farem parola.
 
                                             SEZIONE V.
                               Delle Corti pretorie e censorie.
 
    Aforisma 32. Vi sieno corti e giurisdizioni le quali statuiscano con
prudenza legale e sano discernimento ogni qual volta manchi una norma di legge.
La legge, giova il ripeterlo, a tutti i casi non basta, ma sol si adatta a
quelli che per lo piu' succedono: sapientissima cosa e' il tempo, dicevan gli
antichi, e di nuovi casi alla giornata producitore ed inventor fecondo.
 
    Aforisma 33. Nuovi casi intervengono tanto nelle cose criminali che han
bisogno di pene, quanto nelle civili che han bisogno di sussidii. Le corti che
han per obbietto le prime, addimandiam censorie: pretorie, quelle che delle
altre si occupano.
 
    Aforisma 34. Abbian le corti censorie giurisdizione e podesta', non solo di
punire delitti nuovi, ma pe' vecchi delitti aggravare altresi' le pene che dalle
leggi si trovano gia' costituite: quante volte pero' sien essi odiosi ed enormi,
purche' non capitali. E di fatti, v'ha sempre nella enormita' qualche cosa di
nuovo.
 
    Aforisma 35. Abbian del pari le corti pretorie podesta' di mitigare il rigor
delle leggi, e di supplirne il difetto: e se soccorrono chi dalla legge fu
dimenticato, molto piu' sovvenir deggiono chi fu da quella ferito.
 
    Aforisma 36. Queste corti censorie e pretorie si restino affatto entro i
limiti degli enormi e straordinarii casi, e non invadano le ordinarie
giurisdizioni, acciocche' alla tendenza non declinino di soppiantare piuttosto la
legge che di supplirvi.
 
    Aforisma 37. Riseggan queste tali giurisdizioni nelle sole corti supreme,
ed alle inferiori non discendano: che' poco dista dalla podesta' di formar leggi
quella di supplirle, estenderle, moderarle.
 
    Aforisma 38. Non mai un solo ma parecchi maestrati compongano queste corti
e le decisioni non tengan aria di mistero: sien desse da motivi di ragione
corroborate, ed emesse in palese, alla presenza di numeroso concorso: e cosi'
quel libero potere s'abbia nella fama e nell'opinion pubblica un limite
salutare.
 
    Aforisma 39. Non vi sieno rubriche di sangue: su' delitti capitali,
qualunque siasi la corte che giudichi, sol per legge nota e certa si profferisca
sentenza. Lo stesso Iddio denunzio' prima la pena di morte, e poi vi condanno' il
malfattore. E non puo' torsi la vita a chicchessia, se prima, ch'ei peccava
contra la propria vita, non fosse renduto accorto.
 
    Aforisma 40. Diasi alle corti censorie un terzo voto affinche' i giudici non
si trovino nella stretta necessita' di condannare o di assolvere, ma possan
pronunziare ancora: Non costa. - E sia fra gli attributi di questa magistratura
l'applicar del pari e pene e note d'ignominia, condannagioni cioe' le quali non
colpiscano con supplizii, ma o vadano a finire con un avvertimento, o a tanta
leggerezza si potragga l'infamia che quasi al solo rossore del delinquente si
acqueti.
 
    Aforisma 41. Di tutti i grandi delitti, di tute le scelleratezze si
puniscano dalle corti censorie i primi incominciamenti eziandio e gli atti
medii, quantunque di piena consumazione non sien seguiti gli effetti: il che di
questa specie di magistratura costituisce la precipua importanza. Rigida
severita' impone che si puniscan le colpe sin dai loro esordii; e clemenza vuol
riputarsi il troncar netto, con la punizione degli atti medii, i progressivi
disviluppamenti dell'ordita trama.
 
    Aforisma 42. Si badi in prima nelle corti pretorie a non dar provvedimento
in que' casi cui la legge par che non tanto dimentichi, quanto come leggiera
cosa dispregi, ovvero per l'odiosita' loro quasi indegni di sanzioni legislativa
par che reputi.
 
    Aforisma 43. Per la certezza delle leggi di che or si tratta, si badi
soprattutto a non permettere che le corti pretorie rigonfino di soverchio, e si
dilatino, sino a frangerle, sotto pretesto di mitigare il rigor delle leggi, o
infievolir di queste la robustezza e l'attivita', tutto all'arbitrio torcendo.
Aforisma 44. Sia inibito alle corti pretorie di profferir sentenze, sotto
qualsiasi pretesto di equita', in opposizione di espliciti statuti. Un giudice
che in tal modo si comportasse, di legislatore invaderebbe l'autorita', e tutto
all'arbitrario declinerebbe.
 
    Aforisma 45. Riunire in corti medesime, ovvero a diverse corti attribuire
la giurisdizione che decreta per generali provvedimenti di giustizia e di equita'
e quella che strettamente al prescritto delle leggi si attiene e' di vari luoghi
varia costanza. Siavi divisione di corti; perciocche' nel rimescolarsi tra loro
le due giurisdizioni, la distinzion de' casi non rimarrebbe inviolata, e
nell'arbitrio anderebbe finalmente ad esser tratta la legge.
 
    Aforisma 46. Non senza provvido accorgimento uso invalse appo i Romani che
i pretori formassero il loro albo: una norma cioe', pubblicamente affissa e a
tutti nota delle regole fondamentali delle loro sentenze. A seconda di quello
esempio i giudici nelle corti pretorie si prefiggano regole, per quanto si puo',
determinate e costanti, e ne faccian pubblica e precedente manifestazione.
Infatti ottima e' quella che il minimo possibile all'arbitrio del giudice
concede, ed ottimo e' quel giudice che il minimo possibile a se' riserba.
Ma di queste corti tratteremo piu' a lungo allorche' dei giudizii
ragioneremo; basti quel che si e' detto sin ora riguardo ai loro attributi
nell'interpretare e supplire ai casi omessi dalla legge.
 
                                               SEZIONE VI.
                                   Della retroattivita' delle leggi.
 
    Aforisma 47. V'ha un altro modo per supplire a casi omessi, allora quando
ad una legge un'altra ne sopravviene, la quale con se' i casi omessi conduce: il
che succede in quelle leggi e in quegli statuti che risguardano indietro, come
volgarmente vien detto. Rado e cauto l'uso di si' fatte vuol essere; perciocche',
dispiacevol cosa e' al certo che anche fra le leggi siavi Giano.
 
    Aforisma 48. Sta bene che da una seguente legge si vegga inceppato chiunque
con sutterfugi e con frodi su le parole o la significanza delle leggi andasse
sofisticando; e percio' in casi di frode e di dolosa evasione e' ben giusto che le
leggi risguardino indietro, e le une alle altre servan vicendevolmente di
appoggio, affinche' chi medita inganni e sovversione di leggi presenti, tema
almen per le future.
 
    Aforisma 49. Assai rettamente il passato abbracciano quelle leggi le quali
di atti e d'istrumenti, sol per formole e trascurate solennita' difettose,
vengano a corroborare e fermare l'intenzion vera. Nella perturbazion che cagiona
consiste il principal difetto di una legge che alle cose passate si rivolga; ma
le leggi nel presente caso sono confermative, ed alla pace mirano, ed alla
stabilita' delle contrattazioni. Si badi pero' a non convellere la inviolabilita'
delle cose giudicate.
 
    Aforisma 50. Si porti altresi' attenzione a non prendere per leggi
retroattive quelle soltanto che infievoliscono i passati fatti: ma quelle ancora
che proibiscono e restringono certe future cose le quali han col passato
necessario nesso. A cagion di esempio, se una legge ordini che certi artefici
vender non possano per l'avvenire le loro merci; benche' le parole suonin
dell'avvenire, essa pero' opera sul passato. Ed in fatti ognun comprende che
non in altro modo potrebbero quegli artefici procurarsi il vitto.
 
    Aforisma 51. Ogni legge declaratoria, quantunque non faccia del passato
menzione, pure per la stessa forza della dichiarazione alle passate cose
interamente si trasporta. Perche' l'interpretazione non comincia nel tempo in cui
vien dichiarata, ma si fa quasi contemporanea della stessa legge. E' percio'
vuolsi emanare le leggi dilucidative quando con tutta giustizia possono
risguardare indietro.
E qui poniam fine a quella parte che tratta dell'incertezza delle leggi,
quando nessuna ve ne sia. Or di quell'altra resta a dire che da dubbiezze, e da
oscurita' di leggi deriva.
 
                                              SEZIONE VII.
                                      Dell'oscurita' delle leggi.
 
    Aforisma 52. Per quattro cagioni puo' esservi oscurita' nelle leggi: per
soverchia accumulazione, specialmente se leggi non piu' in vigore vi siano
mescolate; per ambiguo o non molto preciso e nitido stile; per trascurati modi
di compilazione, o non ben connessi; finalmente per contraddizione ed
oscillazione de' giudizii.
della soverchia accumulazione di leggi.
 
    Aforisma 53. Dice il profeta; pioveranno lacci sopra di essi; e non v'ha
lacci piu' tristi di que' delle leggi, specialmente penali: le quali, se per
numero divengano immense, e per corso di eta' inutili, non faci (= fiaccole)
saranno a scorta del cammino, ma reti.
 
    Aforisma 54. Duplice puo' esser la maniera di emettere un nuovo statuto:
l'una, se conferma e convalida gli antichi relativamente al medesimo subbietto,
qui addizioni, la' cangiamenti introducendo: l'altra. se abroga e cassa quanto
pria trovavasi ordinato, e nella piena integrita', nuova ed uniforme legge
statuisce. Si segua la seconda guisa; perciocche' la prima rende complicate e
perplesse le ordinanze; e per quanto sane mai fossero le innovazioni, riman
sempre nel corpo delle leggi la parte infetta che dovea togliersi e che vizia il
tutto. Egli e' ben vero che tenendo dietro al secondo modo, di maggior diligenza
fa uopo, mentre trattasi di determinare una legge, e pria di emanar la nuova
tutte le antiche fa mestieri avere svolte e ponderate; ma pel futuro, preziosa
n'emergera' concordia di leggi.
 
    Aforisma 55. Era invalso appo gli Ateniesi che le contrarie rubriche di
legge, dette antinomie, venissero in ogni anno da sei ragguardevoli personaggi
disaminate, e le non conciliabili alla concion riproposte, affinche' d'ogni
incertezza si avesser poi scevre le leggi. A norma di quello esempio, tutti
coloro i quali ne' diversi politici reggimenti han podesta' di far leggi, in ogni
tre, cinque o piu' anni, come si credera' meglio convenevole, faccian opera di
sindacare le antinomie; e queste da personaggi a cio' espressamente delegati sien
prima sottoposte ad esame, preparate, e finalmente proposte per la sanzione.
 
    Aforisma 56. Delle sottili distinzioni ed acutezze si sfugga l'inesistenza
soverchia e l'ansieta', per trovar modo di mettere in concordia e salvar., come
dicesi, delle contrarie leggi ogni e qualunque articolo. Infatti altro non e'
questo se non un dardeggiar dell'ingegno; e comunque par che da certa tal
modestia e venerazione cio' provenga, pure sol di nocumento e' ferace, come quello
che l'intero corpo del diritto rende vario e mal connesso. E' miglior cosa che
le men buone soccumbano affatto, e sol restino le migliori.
 
    Aforisma 57. Le leggi viete, e quelle che in disuso declinarono, si
propongan dai delegati, del pari che le antinomie, per ottener che sieno
abrogate. Quando un espresso statuto non si abroghi regolarmente per disuso, il
dispregio delle leggi viete a menomare l'autorita' delle altre trascende: e quel
genere di tormento mezenziano ne segue, che le leggi vive nello amplesso di
quelle ridotte in cadavere sen muoiano. E' sommo danno la cangrena nelle leggi.
 
    Aforisma 58. E cio' si dica per quelle leggi altresi' e per quegli statuti vieti
che non fossersi ripromulgati: alle corti pretorie pero' rimanga l'arbitrio
di stanziare in opposizione di esse: perciocche', sebbene sentenza ottima voglia
reputarsi, non esser conveniente che alcun si mostri piu' sapiente della legge;
pure, cio' dir si vuole delle leggi quando vegliano, non quando dormono. Ma
contra statuti alquanto recenti, che avverso alla pubblica ragione si
rincontrasser mai, non alle corti pretorie, ma ai re, ai consigli supremi e alle
sovrane podesta' sia sol diritto di accorrere, e l'esecuzione di quegli statuti
con editti ed altri atti sospendere sino a che il tempo de' comizii non venga o
di quelle altre assemblee che han podesta' di abrogare: onde si eviti frattanto
che la salute del popolo soffra nocumento.
 
                                               SEZIONE IX.
                                  Delle nuove compilazioni delle leggi.
 
    Aforisma 59. Ma se le leggi sopra leggi accumulate volumi di tanta mole
componessero e tanta confusion cagionassero, che della integrale ricomposizione
e riduzione in un sol corpo si conoscesse la necessita'; cio' si faccia pria di
tutt'altro: e sia questa opera eroica impresa: e gli autori di essa, fra i
legislatori e gli instauratori delle citta' vadano annoverati.
 
    Aforisma 60. Ad espurgar le leggi ed ordinarle in nuove compilazioni, di
cinque cose fa d'uopo: 6. trascurar le viete, dette antiche favole da
Giustiniano; 2. delle antimonie ritener le approvatissime, rigettar le
contrarie; 3. delle omionomie, di quelle leggi cioe' che suonan lo stesso ed
altro non sono che ripetizioni della stessa cosa, far disparire la traccia, e in
vece di tutte, quella sol conservarne che si mostri perfetta; 4. lo stesso
praticare con quelle leggi che nulla determinano, ma sol quistioni propongono
senza risolverle; 5. in fine stringere in brevi tutte le leggi che per loquacita'
e prolissita' lussureggiassero.
 
    Aforisma 61. E si abbia per convenevol cosa, nella nuova compilazione,
segregare le leggi che il comun diritto compongono, per vetusta' venerande, dagli
statuti che di tempo in tempo vi si aggiunsero; giacche', per molte cose, del
diritto comune e degli statuti non son simili l'interpretazione e
l'amministrazione. E cio' fece Triboniano col Digesto e col Codice.
 
        Aforisma 62. Ma in tale rigenerazione delle leggi e nuova struttura da
darsi alle antiche leggi e agli antichi libri, si conservino nella loro
integrita' le parole e il testo, quantunque di centoni e piccoli frammentuzzi
dovesse farsi raccolta. Quindi lor si dia ordinamento. Che' sebbene cosa piu'
comoda sembri e piu' ragionevole riscrivere il nuovo testo, che di quel fastello
esser vago; pure nelle leggi son da risguardarsi non tanto lo stile e la
esposizione, quanto l'autorita' cui gli antichi tempi confortano. Apparir
potrebbe altrimenti che opera da scolastici piuttosto e quasi un metodo esibir
si voglia, in vece di un corpo di leggi imperanti.
 
    Aforisma 63. Rimanga stabilito nel nuovo codice, che gli antichi volumi non
si annullino affatto e cadano in dimenticanza, ma che nelle biblioteche almeno
trovin sito; sempre pero' l'uso volgare e promiscuo rimanendone proibito. Nelle
cause alquanto gravi e' conveniente cosa il riscontrare e conoscere delle
trapassate leggi il movimento e la serie: e v'ha certo del solenne nello
spargere di antico spruzzo le presenti cose. Questo nuovo corpo di leggi, in
fine, da chi e' investito della podesta' legislativa, secondo i varii civili
reggimenti, esser dee sancito e confermato: ad evitare, che col pretesto di
coordinar leggi vecchie, nuove leggi di soppiatto non vengano ad imporsi.
 
    Aforisma 64. Sarebbe da desiderarsi che instaurazioni di leggi solo in que'
tempi s'imprendessero, i quali su gli antichi che l'ebbero istitute per forza di
lettere e scienze, prevalessero. Il che nell'opera giustinianea si desidera. ed
e' al certo miseranda cosa che a senno e scelta di una eta' meno colta le erudite
opere degli antichi sien mutilate e ricomposte. Ma spesso e' ottima cosa cio' che
non e' necessario.Š E tanto basti relativamente alla oscurita' delle leggi che da
soverchio e confuso cumulo provviene: or della ambiguita' e della oscurita' delle leggi per
difetto di scrittura diremo.
 
                                               SEZIONE X.
                         Della perplessa ed oscura dettatura delle leggi.
 
    Aforisma 65. Nasce la dettatura oscura delle leggi o da troppa loquacita' e
verbosita'; o da brevita' soverchia; o dal perche' col prologo della legge il corpo
stesso della medesima e' in contrasto.
 
    Aforisma 66. Direm prima di quella oscurita' delle leggi che provviene dalla
mala sua dettatura. Sono inconvenevoli certi loquaci e prolissi modi che nelle
leggi invalsero. Lungi dal conseguirsi cio' che si brama, il contrario si
ottiene: perciocche' chi fa opera di seguire ed esprimere con apposite parole
tutti e singoli i casi, proponendosi certezza maggiore, da' origine per lo
opposto a quistioni di parole senza fine; e per lo strepito delle parole, si
smarrisce la interpretazione dello spirito della legge. scopo piu' sano e vero.
 
    Aforisma 67. E non merita approvazione la troppa concisa ed affettata
brevita', sebben piu' maestosa par che si mostri e imperativa: ai nostri tempi
specialmente, affinche' non addiventi la legge come la regola Lesbia.
Si badi a rimanere in un giusto mezzo e delle parole a rintracciare una
generalita' ben definita, in modo che quantunque con troppa sedulita' i casi
compresi non vada enumerando, i non compresi pero' lucidamente escluda.
 
    Aforisma 68. Tuttavia, in quelle leggi ed in quegli editti di ordine e di
governo ne' quali, come spesso accade, non v'ha opera di giureconsulti, ma
ciascuno da se' al proprio senno si affida; il tutto diffusamente spiegar si
vuole, alla capacita' del volgo discendere, e quasi col dito indicare.
 
    Aforisma 69. E se i vecchi costumi da noi comportarsi, escluder si
dovrebbero anche i prologhi, che inetta cosa furono gia' riputati, e che
d'imperatorie in disputanti le leggi trasformano. Ma questi prologhi son pur
talora, come a'tempi nostri, da introdursi per necessita', non tanto a spiegazion
della legge, quanto a persuasione, perche' ne'comizii si ricevano, e il popolo ne
rimanga soddisfatto. Per quanto puossi pero' i medesimi si evitino e cominci la
legge del precetto.
 
    Aforisma 70. Sebbene l'intenzion delle legge e la sua idea non male talor
si ricavi dalle cose cosi' dette prefazioni e preamboli; e pure la latitudine e
l'estension della medesima ne'preamboli non bisogna andar rintracciando. Spesso
in un preambolo si van carpendo certi pochi punti piu' speciosi e spiccanti,
mentre, la legge molti altri ampiamente ne contiene; e al contrario la legge ne
restringe e limita parecchi mentre nel preambolo di que'ristringimenti non siasi
creduto proprio indicar le ragioni. E percio' la dimensione e la latitudine di
una legge dal corpo di essa vuol desumersi poiche' o al di la' o al di qua spesso
il preambolo si rimane.
 
    Aforisma 71. V'ha pero' un genere di dettar leggi sopra qualunque altro
viziosissimo, quando cioe' il caso cui la legge mira, diffusamente nel preambolo
s'inserisca, ed alla legge stessa s'incorpori: la qual cosa di oscurita' e madre
e di poca sicurezza, perciocche', non si va giammai le parole del preambolo e
quelle della legge con pari intenso esame scrutinando.
Questa parte della incertezza delle leggi che dalla mala dettatura
provviene tratteremo piu' a largo quando della interpretazione di esse terrem
discorso: passiamo ai modi di sviluppare il diritto.
 
                                             SEZIONE XI.
                 De' modi di sviluppare i codici e rimuoverne le ambiguita'.
 
   Aforisma 72. Ad ottenere che le leggi sien ridotte al midollo e d'ogni
dubbiezza sceverate cinque cose concorrono: I. raccolte di decisioni; 2.
scrittori autentici; 3. libri ausiliarii; 4. prelezioni; 5. responsi e consulti
di giurisperiti. Quante volte a tutti questi obbietti siasi ben provveduto,
grandi sussidii gia' si avranno in pronto che concorrono a dissipar delle leggi
la oscurita'.
 
                                      SEZIONE XII.
                            Della raccolta delle decisioni
 
Aforisma 73. Pria di tutto, si scelgano e mettano insieme con diligenza e
fedelta' le decisioni delle corti supreme e principali, rendute nelle cause piu'
gravi, e che qualche cosa presentino di difficile e nuovo. Sono i giudizii le
ancore delle leggi, come queste il sono d'ogni civil reggimento.
 
Aforisma 74. Nello scegliere e trascrivere queste tali decisioni non si
perdan di mira le avvertenze che seguono. - Fate di compilare con precisione i
casi, e con esattezza i giudicati: e le ragioni di diritto aggiungervi che i
giudici vi considerarono. - L'autorita' dei casi allegati ad esempio coi casi
principali badate a non confondere. - Delle operazioni degli avvocati, purche'
qualche cosa non offrano di squisito non fate motto.
 
Aforisma 75. Si affili un tal lavoro ad avvocati di gran sapere, e n'abbian
guiderdone di liberale onorario dal tesoro pubblico: non mai pero' cio' si
commetta ai giudici medesimi; sul timore che tenaci di soverchio alle opinioni
proprie, e della propria autorita' superbienti, i limiti di semplici referendarii
non trapassino.
 
Aforisma 76. Sien le decisioni secondo l'ordine de'tempi ed in serie
cronologica compilate, non per metodi dottrinali e rubriche. Son desse infatti
quasi storie o narrazioni di leggi: e non gia' i soli atti per se stessi, ma le
loro epoche altresi' porgono face di prudenza ai giudicanti.
 
                                          SEZIONE XIII.
                                   Degli scrittori autentici.
Aforisma 77. Non altrimenti si componga il corpo del diritto se non dalle
sole leggi che formano il diritto comune, poi dalle costituzioni o leggi
statutarie, e in terzo luogo dai giudicati: oltre a questo, nulla, o con assai
parsimonia, riconoscer si dee per autentico.
 
Aforisma 78. Per conseguire quella certezza di leggi che or forma il nostro
obbietto, non v'ha cosa di maggiore importanza quanto il concentrare in moderati
confini gli scritti autentici, e mandar giu' l'enorme fardello de'tanti autori e
dottori legali, per la cui opera fansi a brani le leggi, attoniti i giudici,
immortali le liti, e l'avvocato stesso, nella impossibilita' di studiar tanti
libri e rendersene padrone, sol de'compendii puo' seguir la traccia. Forse
qualche buona glossa, e alquanti pochi scrittori classici, o meglio piccioli
tratticini di pochissimi autori, accoglier si potrebbero come autentici. Cio'
nondimeno, degli altri si lasci pure qualche uso nelle biblioteche, e si
consultin pure dai giudici e dagli avvocati, quando n'abbian di uopo. Ma nel
trattar degli affari non sia permesso citarli nel foro, e non mai ad assumer
valgano carattere di autorita'.
 
                                             SEZIONE XIV.
                                          De' libri ausiliarii.
Aforisma 79. Di libri ausiliarii pero' la teorica del diritto e la pratica
non si faccian nudi, anzi si giovino: e questi abbian sei diramazioni: le
istituzioni; della significanza delle parole; delle regole di diritto;
l'archeologia legale; i sommarii; le formole di procedura.
 
Aforisma 80. Col soccorso delle instituzioni i giovani e gli alunni
attigner possono alle fonti della scienza legale e giungere alle piu' ardue
sommita' di quella, e dominarle. E percio' sieno le instituzioni con chiarezza e
perspicuita' compilate: nelle quali l'intero stadio della ragion privata si
discorra, non gia' passando leggiermente su certi punti e di soverchio su certi
altri soffermandosi, ma in modo che di tutta quell'ampiezza non manchi una tal
quale idea. In tal guisa col farsi a studiare nel corpo del diritto, nulla
presentarsi possa di nuovo, nulla di totalmente ignoto. La ragion pubblica pero',
non mai dalle instituta, ma dalle immediate sorgenti si attinga.
 
Aforisma 81. Si compili un comento su le parole di diritto; nel darne pero'
la spiegazione ed esibirne il significato non si lussureggi in troppo minute e
laboriose ricerche: qui non si tratta di rinvenirvi esattezza di diffinizioni,
ma semplici schiarimenti che la lettura agevoli dei libri del diritto. Ne' per le
lettere dell'alfabeto una tal compilazione proceda: questa briga sia tutta
degl'indici: ma per ordine di materiale le parole diverse si vadan componendo,
le quali, trattando obbietti simili, vibrar possano tra loro reciproca luce.
 
Aforisma 82. Un buono e diligente trattato delle diverse regole del diritto
concorre, quanto altro mai, alla certezza delle leggi; ed e' conveniente cosa che
ad ingegni altissimi e ai piu' prudenti giureconsulti se ne commetta
l'esecuzione; che' i trattati sinor comparsi mal soddisfano all'obbietto. V'abbia
nella collezione non solo note e divolgate regole, ma le piu' sottili altresi' e
recondite, le quali, estratte dall'armonia delle leggi e delle cose giudicate,
gareggino in bonta' con quelle tra le migliori rubriche in cui pur qualche volta
c'imbattiamo: son desse dettami generali di ragione che per le diverse materie
della legge discorrono, ed insieme son del diritto quasi direbbesi la zavorra.
 
Aforisma 83. E non si creda, come con bastante imperizia suol credersi,
esser regole di diritto tutte e singole le prescrizioni e i dettati delle leggi:
se cio' fosse, tante le regole sarebbero quante le leggi; giacche' regole regole
da' ogni legge, quando comanda: alcune pero' ve ne ha le quali si mostrano piu'
inerenti alle prime forme di giustizia, e come tali nelle leggi di ragion civile
delle diverse nazioni quasi medesimamente riprodotte, e sol talora, secondo le
varie guise del reggimento politico, varianti.
 
    Aforisma 84. Dopo la regola, per breve e solito complesso esibita, si
aggiungano, come cose assai vantaggiose a delucidarla esempii e decisioni di
casi: dissimili e di eccezioni, per segnarne i limiti; congeneri per concepirne
l'ampiezza.
 
    Aforisma 85. A ragione e' ordinato: Non doversi dalle regole il diritto
desumere, ma dal diritto gia' statuito compor la regola: che' dalle parole di una
regola desumer non puossi argomento, quasi fosse un testo di legge. Di una legge
e' la regola, come la calamita e' del polo, indicatrice soltanto non gia' stabilitrice.
 
    Aforisma 86. Oltre al corpo del diritto in vigore, le antiche leggi altresi'
vanno studiate, delle quali se svanisce l'autorita', riman tuttavia la reverenza.
Si consulti per l'archeologia legale cio' che ne rimane di scritti relativi alle
leggi e ai giudizii, e sien pure editi o no prima che il nuovo corpo del diritto
si componga. Non si vuole far iattura di tal merce. E percio' delle utilissime
cose che vi si rinvengono, tra le vane e le frivole, si componga un volume,
onde le antiche favole, come dicea Triboniano, con le stesse leggi non vengano a
rimescolarsi.
 
   Aforisma 87. Ed e' per la pratica legale di molta importanza che tutto il
corpo del diritto venga in varii partimenti e titoli coordinato, perche' possano,
quando l'occasion si presenta, prontamente venir consultati, quasi prontuario e
manuale ad ogni circostanza. Sommarii di tal fatta, e quanto v'ha di qua, e la'
disparso nelle leggi mettano insieme, e quando v'ha di troppo diffuso e prolisso
compendino. Si rifletta pero' al gran pericolo, che queste somme non cagionino
alacrita' alla pratica, tardita' alla teorica. Sia percio' loro uffizio atto solo a
rammentare non ad insegnar le dottrine. Gran fede, gran senno adoprar bisogna
nel compilarle, accio' delle leggi non divengan ladre.
 
    Aforisma 88. Si raccolgano genere per genere le varie formole del processo,
opera importante per la pratica, e degli oracoli e de'penetrali delle leggi
disvelatrici: che' molte cose vi sono le quali nelle leggi si rimangon latitanti
e nelle formole meglio o piu' ampiamente si scorgono come se avendo il pugno
stretto si protenda la palma.
 
                                             SEZIONE XV.
                                   De' responsi e de' consulti.
    Aforisma 89. Anche la norma rintracciar conviene del come dirimer si
possano le particolari dubitazioni che di tempo in tempo emergono; ed in fatti
sarebbe dura cosa se rinvenir non si potesse una guida che preservi da
smarrimento nella difficil via che dee battere chi di tutto il danno del viaggio
solo al compir del cammino divenisse accorto.
 
    Aforisma 90. Si permetta ai giudici la facolta' di dipartirsi dai responsi
di prudenza che dagli avvocati e dai dottori si danno a particolare inchiesta:
tanta non vuol essere l'autorita' dei responsi. Dai giurati soltanto
stabiliscansi giudizii legali.
 
    Aforisma 91. E non si faccian saggi di giudizii per finte cause e persone,
onde rintracciar cosi' de'futuri giudizii una norma. Non v'ha decoro per la
maesta' delle leggi, e quasi certo non so che di prevaricazione include. Deforme
cosa e' un giudizio da scena.
 
    Aforisma 92. E percio' tanto giudizii quanto responsi e consultazioni a'soli
giudici si appartengono, quelli per le liti pendenti, questi per le ardue
quistioni di diritto in tesi. Tai consulti tanto pei privati affari quanto pei
pubblici, direttamente ai giudici non si richieggano: se cio' avvenisse, di
giudici si trasformerebbero in avvocati: ma dal Principe, o dallo Stato ne
abbian delegazione. Muniti di tale autorita', ascoltino i giudici le
discettazioni e gli argomenti degli avvocati, o dalle parti il cui interesse si
tratta, o da'giudici medesimi a cio' designati; e ponderata e chiarita la
quistione, pronunzino e manifestino il loro legal convincimento. Tai consulti
vengan poi fra i giudizii annessi e fatti pubblici, e pari autorita' lor si
accordi.
 
                                             SEZIONE XVI.
                                          Delle prelazioni.
 
   Aforisma 93. Le prelazioni e le esercitazioni di quelli che agli studii del
diritto danno opera sieno instituite ed ordinate in modo tale, che tutto cospiri
a comporre piuttosto che ad eccitare quistioni e controversie. Le scuole, come
sono al presente, par che mirin soltanto a promuovere le altercazioni e
moltiplicare le quistioni di diritto a sfoggio d'ingegno. E' questo un vecchio
male: anche appo gli antichi si ebbe a gloria lo scindersi quasi in fazioni, e
parecchie controversie di legge fomentar piuttosto che estinguere. Il che si
badi a non permettere.
 
                                           SEZIONE XVII.
                                  Del vacillamento de' giudizi.
 
    Aforisma 94. Vacillano i giudizii o perche' con immaturita' e troppa
precipitanza le sentenze si profferiscono; o perche' varie corti entrano in
gelosie; o perche' ne son gli atti malmenati e mal trascritti; o perche' troppo
facile e speditiva si offre la via di provvocarne la rescissione. E percio' si
provvegga che sol dopo matura deliberazione i giudizii si emanino; che le corti
sol gareggin tra loro in cortesie; che fede e prudenza preseggano alla
compilazione degli atti; e che in fine sien le strade che guidano alla
rescissione de'giudizii strette, ardue e quasi di scabre punte aspreggiate.
 
    Aforisma 95. Se giudizio su qualche caso fosse da una delle principali
corti profferito e un caso simile in un'altra si producesse, non si vada a
sentenza pria che non segua consultazione in qualche supremo collegio di
giudici. Quando di un giudizio gia' renduto temer si possa la rescissione, sempre
e' meglio che con onore si seppellisca.
 
    Aforisma 96. Umana cosa e' che in fatto di giurisdizione vengan le corti a
scaramucce e battaglie; e tanto maggiormente perche' certo inetto pensamento,
addicersi cioe' a buono e strenuo giudice l'ampliar della corte la giurisdizione,
quella intemperanza affatto alimenta; e dove si e' in bisogno di freno, si
aggiungono sproni. Dal che provviene che, per questa sola predisposizione
contenziosa, de'giudizii renduti altrove, anche quando di giurisdizion non si
tratti, facilmente si venga a rescissione. A tanto intollerabil malanno si
prenda vigoroso espediente dalla suprema autorita', qualunque ne sia il civil
reggimento. Esempio pessimo e' che le corti, di paciere che esser deggiono, in
duellatrici si trasformino.
 
    Aforisma 97. Non sia piana e proclive la via che alla rescission
de'giudizii mena, o per appellagioni o per istanze di errori, rettifiche di
fatti, revisioni, e cose simili. Trovasi appo alcuni stabilito che la lite si
tragga al foro superiore come cosa affatto nuova, messo da banda il giudizio gia'
dato e sospendendosene totalmente l'effetto. Appo altri poi, che il giudizio per
se' stesso rimanga in vigore, ma ne cessi soltanto l'esecuzione. Ne' l'una ne'
l'altra cosa sta bene, se non quando le corti che avesser giudicato ad umili e
inferiori ordini appartenessero. Al contrario, il giudizio resti saldo, ed alla
sua esecuzione si proceda: purche' diasi malleveria dal difensore di risarcire i
danni e le spese in caso che il giudizio venisse a rescindersi.
(*) Il presente studio è estratto dall'opera di Francesco Bacone (1561 - 1620): "De dignitate et augmentis scientiarum".
    Se ne riporta la traduzione dall'originario testo in latino, nella versione pubblicata dal prof. A.M.J.J. Dupin nel volume:
"Manuale degli studenti di diritto e dei giovani avvocati", edito a Napoli (Stabilimento dell'Ateneo) nel 1831 (v. immagine).
Dalla lettura del testo traspare da un lato l'impressionante chiarezza di idee, già all'epoca, sui problemi di una corretta tecnica normativa,e dall'altro lo stridente contrasto con la pressoché totale confusione ed approssimazione della normazione attuale